RECENSIONE ebook “COLTE IDIOZIE”

Colte idiozie

Cari amici,

ecco la recensione dell’ebook d’esordio dello scrittore Filippo Pace, già conosciuto per i suoi romanzi su carta stampata “La ballata della regina senza testa” e “C’era una volta la Rivoluzione”. Vediamo ora di cosa tratta il suo nuovo lavoro.

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Recensione dell’ebook “Colte idiozie” di Filippo Pace

“Portatemi in un circo e vi dirò cosa potreste essere”, ecco l’incipit con cui il menestrello Filippo Pace, classe 1977, dottore di ricerca in Letteratura e Filologia Italiana e professore di lettere, esordisce nel mondo degli ebook, nuova frontiera del self publishing.

Ebbene si, signore e signori, a poco più di un anno di distanza dalla pubblicazione del suo giallo “C’era una volta la rivoluzione”messer Pace non torna a cantar le mirabili gesta della sua regina senza testa, o a parlare del mito della Rivoluzione, piuttosto riappare con un saggio incentrato sulla conoscenza e incoscienza giovanile contenuta in “Colte idiozie”, che nasce dalle ‘perle’ estrapolate negli anni durante le interrogazioni nell’ambito umanistico provenienti da liceali e universitari. Una sorta di ripicca nei confronti degli alunni poco ligi al loro dovere? Una sorta di sindrome da dottor S. di Svevo? Possibile!

In realtà il saggio, per quanto all’apparenza si mostri come un modo ironico ed enfatico di sottolineare l’ennesima piaga d’Italia, l’ignoranza, funge anche da compendio di cultura generale in quanto ogni strafalcione possiede un’attigua nota celeste, dalla quale, cliccando sopra, si giunge ad una pagina destinata alla spiegazione del perché l’affermazione sia sbagliata. Un intento didascalico brillante ma non marcato.

Ecco alcuni dei tesori custoditi nel forziere del professore nel corso dei numerosi anni di insegnamento:

– Il saggio è colui che scrive saggi.
– Delegare significa sciogliere.
– Cecco Angiolieri aveva incendiato casa sua.
– “Lascia grattar dov’è la rogna” vuol dire che Cacciaguida invita Dante a non preoccuparsi per chi ha la rogna.
– Dante ha scritto “I promessi sposi”.
– “Decameron” significa mille giorni.
– Don Abbondio non voleva sposare Renzo e Lucia perché era innamorato di Lucia, allora Renzo lo fece minacciare dai bravi.

Un’ora di lettura e risate, parlo di umorismo e non di mero divertimento. L’obiettivo dell’autore non è quello di riscontrare del consenso o dissenso, finto moralismo o sconcerto… Il vero scopo, forse, è la speranza che ogni risata possa scatenare un’amara riflessione sulla distruzione di un patrimonio, quello letterario e più generalmente culturale, che il Paese non è in grado di tutelare adeguatamente nella consapevolezza e nella coscienza collettiva.

Ultima cosa, ma non meno importante: non ponetevi troppe domande, lui stesso vi dirà che la risposta al perché di questo saggio consiste nella negazione di ogni vostra certezza! Chiaro, no?

Maria Antonietta Azara

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