LA TRILOGIA “BORGO PROPIZIO”

Buon giorno meraviglie e buona domenica!
Come promesso ecco parte dell’intervista fatta alla scrittrice Loredana Limone in occasione della rassegna letteraria  Porto Rotondo Book Lovers.
La serata è stata splendida grazie ad un panorama mozzafiato e un’autrice fantastica, non solo lavorativamente parlando ma anche umanamente. Loredana porta con se tutto il calore della sua Napoli e l’infaticabile mestiere di una donna no stop tipicamente milanese (è milanese d’adozione ndr.)!
Spero che l’intervista e le foto vi tramettano almeno in parte le emozioni di quella serata favolosa!
Il risultato del selfie con l’autrice? L’ho trovate a fine post! 😉
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1. Domanda con la quale esordisco con tutte le autrici ospiti di Con Grazia. Il tuo rapporto con Grazia Deledda?
Ho letto, ahimè, solo Canne al Vento. Da napoletana sono un’appassionata di Matilde Serao e se la Deledda vinse il Nobel quando c’era anche lei in lizza non posso che dire: chapeau, Grazia!
2. Com’è nata la tua passione per la scrittura?
Ero una bambina triste, nata in una famiglia difficile, che aveva bisogno di esprimersi.
3. E come sei giunta alla stesura di Borgo Propizio?
In un periodo problematico e luttuoso della mia vita in cui avevo bisogno di scappare da me stessa, mi sono rifugiata a Borgo Propizio che ho descritto con un linguaggio allegro, umoristico, ridanciano. Per me è stato terapeutico.
4. Pochi sanno che prima lavoravi al commerciale estero, un lavoro ben pagato, redditizio, che hai abbandonato per dedicarti al mondo della scrittura continuamente. È una scelta che rifaresti?
Assolutamente sì; non rinnego il mio passato lavorativo, era interessante e stimolante. Ma quando – dopo una lunga gavetta – sono entrata nella grande editoria, ho dovuto operare una scelta, e ho deciso di dedicarmi alla scrittura a 360 gradi.
5. Il mito di donne che vivevano dalla scrittura, è ancora valido, o non è possibile?
Credo che non sia mai stato possibile. Io personalmente ho fatto come Virginia Wolf suggeriva: mi sono creata una stanza tutta per me (un delizioso studiolo rosa) e una rendita di base, cui aggiungo i proventi editoriali.
6. “Borgo Propizio” ha subito riscontrato successo tra il pubblico, cosa credi abbia colpito i lettori a fare passaparola?
Penso sia il fatto che, come mi dicono, si legge con il sorriso sulle labbra.
7. Perché hai scelto il Borgo come luogo in cui ambientare il tuo romanzo corale?
Dovevo rifugiarmi in un luogo che esulasse totalmente dal mio vissuto: sono nata in una città di mare e vivo in una provincia di pianura.
8. Quale Borgo ti ha ispirato? A quale Borgo italiano assomiglia nell’estetica Borgo Propizio?
Ne ho visitati moltissimi, ma direi che quando l’ho scritto pensavo all’ultimo dove ero stata: Gradara (PU).
9. Che personaggio ti rappresenta maggiormente?
Forse la zia Letizia, anche se nel terzo romanzo “Un terremoto a Borgo Propizio” mi sento più una mamma, e dunque Virginia.
10. Qui tra il pubblico c’è una persona per te molto speciale. Come è stato conciliare il ruolo di madre con quello di autrice?
Il mio Francesco! Ora che lui ha vent’anni è facile, va e viene autonomamente, infatti in questo periodo è proprio qui in Sardegna a lavorare in un resort, ma quando era piccolo rubavo del tempo al mio tempo oppure scrivevo fiabe con e per lui.
11. Tradotta in Spagna, Bulgaria, Germania. A cosa stai lavorando? Qualche anticipazione?
Sì, e in Germania sta proprio per andare in libreria il secondo della serie. Invece qui in autunno/inverno uscirà il quarto romanzo che chiuderà le vicende borghigiane e dovrebbe intitolarsi “La felicità vuole essere vissuta”. Poi è in fieri un progetto editoriale che mi farà riconciliare con la mia città natale, Napoli, lasciata più di venti anni fa e della quale finora mi sono sentita figliastra.
Maria Antonietta Azara

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