SUL CONFINE

Buon giorno meraviglie!

Per tutte le amanti dei libri eccomi tornata con una nuova recensione. L’ho scritta di getto subito dopo aver letto un libro che tratta tristi verità sociali che è giusto conoscere nella loro crudezza. Il libro in questione si intitola “Sul confine” ed è il terzo prodotto letterario del giovane Marco Conti!

Vi lascio alla recensione… See you soon <3

Ore 20:00 di un venerdì sera di fine estate.

Musica alle orecchie e pc sulle gambe. Le mie mani battono i tasti con un ritmo frenetico. Sono i miei pensieri che ordinano alle dita cosa scrivere. Ho finito in giornata un libro del quale vorrei parlarvi, diverso dai generi precedentemente recensiti ma di ricco di verità che spesso rimangono nascoste nell’oblio della quotidianità. Sono storie di emarginazione spirituale narrate dalla voce di uno scrittore qualunque di nome Samm (si, con due emme) che si ritrova nell’inferno sociale contemporaneo pronto a far parlare queste povere anime che sopravvivono in un mondo per loro ingestibile. Il confine è quella curva immateriale dalla quale è impossibile tornare indietro. L’unico che può è proprio Samm, che da Virgilio dantesco si muove tra l’inferno e ciò che inferno non è.

10430417_10206433673584179_1955097227384467456_n[2]
image-1286
L’autore Marco Conti
Prostituzione, disagio giovanile, disabilità sono solo alcuni dei temi trattati da Marco Conti, classe 1985, assistente sociale e quindi conoscitore delle difficoltà della società moderna che decide di approcciare al genere delle “dieci novelle” senza alcuna moralità e senso di giudizio.

Samm non rappresenta la ragione naturale dei filosofi pagani, non è il modello da seguire, è semplicemente un uomo che guarda la realtà che lo circonda con efferatezza e che, senza pietà, si rende conto di non poterla cambiare.
E’ come il “quaesitor Minos” di Virgilio, che “vitasque et crimina discit”, ovvero l’inquisitore Minosse, che indaga le vite e le colpe senza però giudicare, perché in un mondo dove la giustizia non esiste i protagonisti vengono descritti come esseri incapaci di vivere la solitudine. La genesi dell’opera “L’amore ai tempi della solitudine” spiega l’incapacità contemporanea di temere “l’isolamento” ancor più della morte e del dolore… E forse è su questo che dovremmo riflettere… sulla vera solitudine!

 

Maria Antonietta Azara

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.