SPLENDI PIU’ CHE PUOI

Buon giorno meraviglie!

Inauguro questa settimana con il post dell’ultima serata della rassegna letteraria “Porto Rotondo Book Lovers” che ha visto come protagonista l’autrice Sara Rattaro, Premio Bancarella 2015, ambasciatrice Expo 2015, Premio Carige 2016 .

Il romanzo di cui abbiamo parlato lo scorso venerdì, “Splendi più che puoi” edito da Garzanti, ha avuto come fulcro il tema della violenza di genere tratta da una storia vera di segregazione durata ben 6 anni. Nonostante tutto si può uscire fuori dall’inferno e la storia narrata ne è un chiaro esempio.

Vi lascio alla recensione nella speranza che possa essere condivisa e fatta conoscere a tutte. La prevenzione è il miglior modo per combattere questo morbo: il maschilismo feroce!

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I «destinati a essere morti» non hanno certo gioventù splendenti: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece.
Queste le parole del maestro Pier Paolo Pasolini che il romanzo riprende per fare da manifesto al tema della violenza di genere, che io preferisco chiamare violenza sulle donne.
La prima cosa che ha stuzzicato la mia curiosità è stato il titolo e la copertina. Il titolo al primo posto perché ha una forza concettuale e spirituale difficilmente eguagliabile.
Non è un semplice invito a “splendere” bensì a farlo al di sopra di ogni limite. Andare oltre, senza avere limiti di felicità.
E proprio di felicità parla questo libro, o per lo ,meno la ricerca utopica che tutti noi facciamo  di essa.
Emma conosce fin dai vent’anni l’amore. Si fidanza con un medico molto più grande lei e va da subito a convivere con lui, abbandonando l’università e riuscendo ad intraprendere un lavoro da designer che le piaceva e che le consentiva di essere autonoma, felice e condurre uno stile di vita agiato.
Dopo dieci anni di fidanzamento, di ritorno da un viaggio, il suo uomo le dice spudoratamente in faccia di non essere più innamorato di lei. La loro relazione finisce. Emma ha 30 anni. I suoi anni migliori passati accanto ad un uomo che un giorno si sveglia e non la desidera più.
Ritorna a testa bassa dai genitori e continua a lavorare. Durante una cena organizzata da un’amica conosce Marco, un uomo affascinante, di buona famiglia, colto. Inizialmente lei accetta di frequentarlo più per fare un dispetto a Tommaso, il suo ex, che aveva distrutto il suo orgoglio scaricandola per un’altra, forse.
Il desiderio di mostrarsi davanti alla societa dabbene con un uomo giovane, ricco, bello, simpatico non la fece desistere neppure dalla richiesta di lui di sposarla dopo poco tempo dal loro primo incontro.
Sembrava che i sogni di Emma si fossero avverati.
Il lavoro andava a gonfie vele e anche l’amore.
Emma e Marco si sposano segretamente  per una richiesta fattale da lui, come fosse un gioco: stupire le famiglie, fare uno scherzo. Lei, giovane, ribelle, anticonformista accetta.
Ma quello che sembrava essere un amore pazzo e gioioso si trasforma ben presto in un rapporto subdolo, fatto di incomprensioni . Marco inizia a mostrare atteggiamenti strani. Non è più l’uomo gentile e attento dei mesi precedenti: è scortese, sembra non capire determinate cose, ed Emma diventa il capro espiatorio di qualsiasi problema. Prima a parole…poi a fatti.
Nasce la loro bambina: Martina. Ma le cose non migliorano. Marco impone alla moglie di trasferirsi dalla casa parentale di lui alla casa in montagna dei genitori di lei
E’ qui che si svilupperà l’inferno.
Violenze fisiche, violenze verbali, violenze psicologiche. La segregazione, l’impossibilità di parlare con qualcuno, persino con i suoi genitori e la mancanza dell’indipendenza economica.
Ebbene si…Emma è una donna che è stata privata della possibilità di lavorare (per gelosia), di vestirsi dignitosamente (per gelosia) di truccarsi perché altrimenti risultava poco seria (per gelosia).
Emma non esiste più: è una donna schiacciata dalla paura per se stessa e per la figlia che teme possa subire violenza da quel padre padrone.
E’ controllata. Anche il resto della spesa è controllato al centesimo per garantire a Marco che non ha telefonato a qualcuno per chiedere aiuto.
Passano 5 – 6 anni in questo inferno. Un climax che se non fermato avrebbe portato alla morte di Emma e forse anche della bambina.
Come si può resistere a tutto ciò? E’ l’istinto della crocerossina. Il primo schiaffo o la prima mancanza di rispetto vengono prese sottogamba. La donna si giustifica: forse è colpa mia. Oppure cerca sempre di pensare che può risolvere la situazione perché ne ha le capacità.
La donna è un essere generoso.  Ma nessuno al mondo, senza garantire benessere a se stesso, può sopravvivere. La pianta vive se le viene data dell’acqua. La donna vive grazie al rispetto e alla paritò che merita in qualsiasi luogo: di lavoro o fuori lavoro.
Il percorso di Emma sarà travagliato. La storia che Sara racconta ci mostra come non sia semplice scappare da questi uomini, se così possiamo chiamarli. Sono esseri che ti prosciugano l’anima attraverso la paura, le minacce, le menti malate che non sei in grado di gestire, i gesti che non sei in grado di prevedere.
Il racconto parte dal 1990 in poi… e ci dimostra come ventisei anni fa fosse difficile essere riconosciute come “vittime” del proprio marito.

RICORDA
Nel 1956 la Corte di Cassazione ha deciso di abolire lo Ius Corrigendi, che consentiva al marito di picchiare la moglie se riteneva inadatta l’educazione che questa forniva ai figli.

→ Nel 1981 è stato abolito il diritto d’onore. La pena per chi uccideva la moglie, la figlia, la sorella a causa di aver offeso l’onore della famiglia passava dai 3 a massimo 7 anni di carcere.

→Solo nel 1996 la violenza sessuale viene riconosciuta un crimine contro la persona e non verso la morale sociale.

→ Nel 2001 passa la legge che contrasta ogni forma di violenza all0interno dell’ambiente famigliare.

→ Nel 2009 lo stalking diventa un realto.

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Maria Antonietta Azara

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