RECENSIONE “OGNI STORIA E’ UNA STORIA D’AMORE” DI ALESSANDRO D’AVENIA

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi di uno dei libri che ero curiosissima di leggere dalla data di uscita (fine Ottobre 2017) ad oggi. Si tratta del quinto libro dell’autore Alessandro D’Avenia, siciliano d’oc trapiantato a Milano per lavoro e insegnamento. D’Avenia, giovane insegnante presso diversi licei della città meneghina, torna in classifica con un saggio sull’amore e il disamore. Il pubblico a cui questo libro è rivolto è più elitario rispetto a quello che lo ha seguito fino a questo momento. La grande conoscenza dell’autore viene messa a nudo nella capacità di intrecciare il fil rouge di Orfeo ed Euridice con altre storie, lettere, scritte da altri, ma realmente di suo pugno, dove ci mette davanti a diverse realtà…

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EDITORE: Mondadori

AUTORE: Alessandro D’Avenia

PAGINE: 300

PREZZO: 20.00 €

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SINOSSI. L’amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l’urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l’interrogativo fondante che Alessandro D’Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all’istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l’energia quieta e solida di Edith Tolkien.

Ogni storia è una storia d’amore è così un libro che muove dalla meraviglia e sa restituire meraviglia al lettore. Perché ancora una volta D’Avenia ci incanta e ci sorprende, riuscendo nell’impresa di coniugare il godimento puro del racconto e il piacere della scoperta. E con slancio ricerca nella letteratura – le storie che alcuni uomini, nel tempo, hanno raccontato su se stessi e l’umanità a cui appartengono – risposte suggestive e potenti, ma anche concrete e vitali. Per poi offrirle in dono ai lettori, schiudendo uno spiraglio da cui lasciar filtrare bagliori di meraviglia nel nostro vivere quotidiano, per rinnovarlo completamente nella certezza che “noi siamo e diventiamo le storie che sappiamo ricordare e raccontare a noi stessi”.

Recensione di “Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia

Il titolo del nuovo saggio di d’Avenia è il manifesto della tematica narrata in esso: l’amore e le storie d’amore di alcuni personaggi famosi del passato. Le trecento pagine iniziano con un prologo dell’autore in cui racconta il suo punto di vista sull’amore e inizia a narrare il famoso mito di Orfeo ed Euridice: narrato con dovizia di particolare da Ovidio nelle Metamorfosi ma precedentemente trattato nell’epillio del IV libro delle Georgiche di Virgilio.

Orfeo è un cantore, che si innamora e sposa una ninfa, Euridice. Per lei canta amore e dolore, con tale pathos da commuovere addirittura Proserpina, regina dell’Ade.

D’Avenia ha deciso di narrare le storie d’amore di diversi Orfeo, recenti e meno recenti.

Quattordici capitoli totali, compreso Prologo e Epilogo, di cui le soste sono dieci. E’ come se l’autore avesse creato una sorta di Via Crucis, mostrando le diverse forme dell’amore, e di come questo è stato vissuto. Trentasei storie, intitolate con il nome di donna che le ha generate “perché è la donna che spinge l’uomo ad uscire dalla sua solitudine , prima dandogli la luce, poi invitandolo a dare alla luce insieme a lei”.

Ogni nome di donna racconta un aspetto dell’amore o del disamore: “Nadezda è imparare a memoria, Elizabeth è avvelenarsi, Tess è curare, Jeanne è smarrirsi, Costance è illudere, Sylvia è illudersi, Edith è pazientare, Veza è servire, Antonietta è impazzire, Regine è essere abbandonati, Zelda è bruciare, Camille è distruggere, Anna è perdinare, Olga è avere coraggio, Giulietta è sorprendere, Fanny è sognare, Fanni è cercare, Carol è giocare.” 

Ed eccoci catapultati negli anni ’20 a vivere insieme a Scott e Zelda un amore folle a passi di charleston, oppure tornare indietro fino al 1721, quando Anna Magdalena nella chiesa di Santa Caterina ad Amburgo incontrò Bach, poi avanzare di un secolo e incontrare i tormenti di Giacomo Leopardi per la sua amata Fanny Targioni Tozzetti. Questa è una storia abbastanza nota agli studenti, ed è stato per me doloroso leggere quello che D’Avenia, come giudice onniescente mette in bocca alla lettera di Antonio Ranieri. Scrive “Si dice che alla richiesta di spiegazioni sul perché tu abbia allontanato Giacomo, nonostante i suoi regali e la sua devozione sincera, tu abbia risposto: “Perché puzza”. Non so se tu sia arrivata a tanto, ma è certo che di profumo, Fanny, la vita vera non ne ha mai avuto…” 

Paragonata ad un pavone che usa la sua coda per sedurre ed essere corteggiata, Fanny, capace di aver resuscitato il cuore di uno dei poeti del XIX secolo e attraverso la non corrispondenza del sentimento la Musa crea indirettamente, per mano di Leopardi,  il “Ciclo di Aspasia” dove si parla del sentimento non corrisposto, di come imparare a convivere senza quell’amore. E’ questa l’invenzione di Leopardi: chiedere al cuore di fermarsi e non essere se stesso, di smetterla di illudersi che al mondo qualcosa contenga l’infinito.

E di un amore corrisposto male, più bieco e matematico, che ci racconta la storia di Pavese e Costance. Lei un’attrice hollywoodiana arrivata in Italia negli ann’50 per sfondare nel ricco bosco sacro del panorama cinematografico. Pavese è il bersaglio perfetto. E’ uno scrittore, traduttore, giornalista affermato, con amici potenti che avrebbero potuto “aiutarla” a trovare quella fortuna lavorativa che cercava. Ma “Costance avevi capito che per entrare nel bosco sacro è più utile l’oro che l’alloro” ed infatti appena capì di aver fatto breccia nel cuore di un produttore americano, ripartì per gli States, dando a Pavese quel colpo da cui non si sarebbe mai più ripreso. “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” scrisse, parole che Euridice conosceva benissimo.

Lo stile è impeccabile, la scelta narrativa interessante e mai

Alessandro D’Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un “filosofo del mito”, si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo, perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore che  lega ogni racconto, rendendolo l’uno intrecciato all’altro da una ragnatela di amore.

“Solo la poesia e la grazia trasformano il dolore in bellezza, la morte in vita. Sono cose per sopravvissuti”.

 

Maria Antonietta Azara

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