RECENSIONE SERIE TV: “VERSAILLES”

Buon giorno meraviglie!
Oggi Liberamente Me, in onore a Maria Antonietta d’Asburgo, nata nel mese di Novembre del 1755, vi propone la recensione della serie tv in onda su Netflix: “Versailles”. Sebbene le vicende raccontate nella serie, siano ambientate novant’anni prima dell’arrivo della Regina di Francia per antonomasia, a corte, la serie tv Versailles è al momento una delle serie tv più coscienziose ed emblematiche ad ambientazione fine seicentesca…

E’ una serie televisiva franco-canadese, prodotta da Canal+ e rilasciata a livello mondiale attraverso la piattaforma on demand Netflix, dal novembre 2015 al maggio 2018, incentrata intorno all’ascesa del Re di Francia Luigi XIV, il Re Sole, e alla costruizione della nota Reggia di Versailles. 

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Trama. Versailles, la meravigliosa reggia francese, esiste solo nella mente del Re di Francia, Luigi XIV, il quale, ancora perseguitato dagli eventi della Fronda, ha trasferito la sua residenza da Parigi a Versailles, in una tenuta da caccia estiva, dove intende riunire tutta l’aristocrazia francese al fine di controllarla. Tra guerre di difesa e di conquista, tra dispute di palazzo, intrighi amorosi, Luigi XIV dovrà riuscire a imporre il suo dominio, lasciare l’eredità della reggia ai posteri e divenire il Re Sole.

 

Recensione Serie TV: “Versailles”

∼ Spoiler∼

 

“Sei spaventato, certo che lo sei, tua madre sta morendo e il mondo è in fiamme.
Se c’è una cosa che ci insegna la storia è questa: cose terribili accadono ai re.
Tu sei l’Unto del Signore, benedetto dal Sole,
ma non detieni ancora ciò che conta veramente: il potere.
Senza di esso perirai e tutta la Francia insieme a te, poiché un re senza castello non è affatto un re.
E ora tu sogni il paradiso, ma devi costruirne uno per te stesso e far sapere al mondo intero che Luigi il Grande è arrivato.”
Anna d’Austria, madre e reggente di Luigi, in sogno

“Versailles” è il racconto di una storia d’amore, la storia d’amore di un Re e della sua amante più sincera, duratura e “necessaria”: la sua Reggia.
Traumatizzato dagli eventi della Fronda, impaurito dalla forza degli incontrollabili parigini e stizzito dall’accumulo di potere dei nobili, Luigi XIV si trasferisce nella tenuta da caccia paterna, progetta miglioramenti e ingrandimenti e concentra i nobili nella corte di Versailles, una gabbia dorata, fatta di oro, arte, specchi e immensi giardini, ma pur sempre una gabbia, ove i nobili sono condannati a un carcere perpetuo in una prigione di massima sicurezza.
Episodio dopo episodio, ammiriamo la tanto rapida quanto difficoltosa costruzione del castello: la realizzazione della Galerie des glaces, composta di specchi e vetrate, la progettazione dei meravigliosi e colorati Jardins du château, e i frequentatissimi Appartement du roi, utilizzati più per intrattenere le giovani fanciulle che per riposare.

 

 

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Luigi XIV e una delle sue innumerevoli amanti

La costruzione fisica di Versailles è accompagnata dalla teorizzazione del suo simbolismo. Sede del Governo e residenza del Re e della Corte, Versailles era il simbolo del potere della monarchia francese nel periodo dell’Ancien Régime. Il castello è da considerarsi un condominio ante litteram, ove la posizione a corte era dettata dallo status, il fine ultimo dei nobili era quello di farsi notare dal re per ottenere i suoi favori, con sfarzo e pettegolezzi. Ma, questi, dovevano rispettare una rigida etichetta di corte realizzata dal fratello del monarca, Filippo I Duca d’Orléans, al fine di controllarli in ogni aspetto della loro vita e assicurare l’accentramento del potere.

“D’ora in poi la tua vita non ti apparterrà più.
Qualunque cosa tu faccia sarà concepita per essere vista e ammirata.
Vestirsi, radersi, bere, mangiare: non saranno più azioni, ma rappresentazioni. Tutti i nobili della corte saranno tenuti a presentarsi a orari stabiliti.
Solo a pochi, comunque, sarà dato il privilegio di entrare, osservare e, in taluni casi, partecipare. Tutti gli ingressi e le uscite saranno regolamentati.
L’autodisciplina e l’ordine saranno fondamentali.
Anziché due valletti, per vestirti, ne avrai sei. Per le scarpe due.
Tutto quello che farai sarà espressione di ricchezza, di autorità, di armonia e di podestia.
E, in ultimo, ma non per importanza, di devozione.”
Filippo I Duca d’Orléans

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Filippo d’Orleans

Nel momento di maggior fragilità per il suo regno, Luigi XIV dovrà affrontare un’inaspettata preoccupazione, oggi divenuta uno degli enigmi più affascinanti della storia reale: le secret de la Mauresse de Moret. Si è appena concluso il primo episodio della prima stagione e dopo un lungo ed estenuante travaglio, la Regina consorte di Francia, ha dato alla luce una bellissma neonata dalla pelle scura. Lo spettatore è sconvolto dalla sopresa, ma la sua mente è attanagliata da un pensiero: è tutto finto, si tratta di una semplice licenza di produzione introdotta al fine di rendere il telefilm più entusiasmante? Eppure, quella della Moresca di Moret è una storia reale che trova conferma in poche ma sicure fonti storiche, tra cui un noto dipinto che ritrae l’enigmatica figura. Suor Luisa Maria Teresa è morta nel 1732 nel convento benedettino di Moret-sur-Long, era nera o meticcia, dalla pelle incredibilmente scura, percepiva un appannaggio di 300 livree dal monarca francese mediante la sua seconda moglie e riceveva frequentemente la visita di persone di alto rango. Molti sono stati gli studi sull’origine chiaramente nobile della misteriosa suora nera, alcuni storici ritengono fosse la figlia illegittima di Luigi XIV o di Maria Teresa d’Asburgo; quest’ultima, infatti, rallegrava le sue giornate godendo della compagnia di un paggio affetto da nanismo e originario dell’attuale Benin, Nabo, che fu’ ritrovato morto in misteriose circostanze pochi giorni dopo il parto della Regina.

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Luigi XIV con la Regina consorte Maria Teresa d’Asburgo.

“Riguardo all’aspetto della neonata ho una spiegazione.
Come sapete, Sire, Sua Maestà gode della compagnia di un piccolo moro, Nabo,
passa il tempo a giocare con lui, a nascondino e ad altri giochi.
A quanto ho capito, Sire, poco dopo che Sua Maestà è rimasta incinta
Nabo si è nascosto dietro un mobile ed è saltato fuori all’improvviso per sorprenderla
e l’ha guardata con una forza tale che ha contaminato il ventre reale col suo colore.”
Dr. Masson

Inizialmente delusa dalla seconda stagione, poiché a mio avviso troppo elaborata, solo, attraverso un’ approfondita ricerca a stagione inoltrata, ho scoperto che i fatti, da me ritenuti più fantasiosi, corrispondessero alla realtà storica, salvo accentuazioni e modifiche di sorta. L’amante ufficiale del re, Francoise Athénaïs de Rochechouart marchesa di Montespan, è riuscita a esercitare sul re una forte influenza per circa vent’anni, strappandolo dalle attenzioni della moglie e sobillandolo contro i suoi nemici. Ma, nel momento in cui Luigi XIV inizia ad allontanarsi dal talamo della concubina, questa si lascia coinvolgere in quello che viene comunemente definito l’Affaire des Poisons. Veleni mortali, aristocratici assassini, sacrifici umani, messe nere, streghe e sacerdoti scomunicati. L’affare dei veleni, trattato nella serie televisiva con incredibile crudezza, non coinvolse solo l’avventuriera e strega Catherine Deshayes “La Voisin” e il sacerdote scomunicato Étienne Guibourg, ma anche molti aristocratici travolgendo persino Madame de Montespan, ormai declassata dal suo ruolo di amante ufficiale del re, temuta e ignorata da tutti a corte.

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“Il Re Sole, ah!
Per la sua avidità voi sgobbate, per la sua vanità voi soffrite.
Ribellatevi e combattete, vi esorto. Provate il vostro potere.
I tuoi giorni sono contati Luigi Re di Francia, tu e la tua progenie appassirete e marcirete.
La vostra carne verrà mangiata dai vermi della tirannia.”
Catherine Deshayes “La Voisin”, la strega al rogo

La terza stagione vedrà l’introduzione e la risoluzione di uno dei misteri più affascinanti e intriganti della storia monarchica francese. Grazie alle ricerche di Voltaire e all’opera Alexandre Dumas padre si rese noto che un anonimo e anziano individuo era detenuto nella Bastiglia sotto pseudonimo, l’uomo riceveva un trattamento di favore ma era costretto a indossare una maschera di ferro, poiché nessuno doveva vederne il volto. La conclusione degli autori fu’ che costui dovesse essere un fratello gemello o un fratellastro maggiore di Luigi XIV, nascosto per la lampante somiglianza col re che temeva di mettere in pericolo la sua posizione. Ma negli anni furono elaborate altre teorie, poteva trattarsi: di uno dei prigionieri della rocca di Pinerolo, di un figlio illegittimo del re o, addirittura, del vero padre del re, e infatti Luigi XIII e Anna d’Austria ebbero il primogenito dopo ben ventitre anni di matrimonio. Gli ideatori di “Versailles”, Mirren e Wolstencroft, hanno scelto proprio questa ultima opzione, forse la più interessante e plausibile, per raccontare la loro versione de l’Homme au Masque de Fer, ossessione di Filippo prima del suo ritrovamento, sinceramente interessato ad abbracciare un perduto componente della sua famiglia d’origine, e di Luigi dopo il suo riconoscimento, preoccupato della possibilità di perdere la posizione regale che gli spettava di diritto.

“Non arriveremo mai a capire questo mondo,
possiamo solo sapere che ci sono pericoli e che ci sono segreti.
Alcuni, se svelati, portano sollievo, redenzione;
ma altri è meglio che restino sepolti sottoterra e che non vengano mai trovati.
Il Signore ha detto: “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, a te la scelta”.
Noi stringiamo un accordo con Dio o un patto con il demonio?”
Alexandre Bontemps

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Alexandre Bontemps

Uno dei filoni principali di “Versailles”, che legherà la prima e l’ultima stagione, è costituito dalla religione, in particolare lo scontro tra i cristiani cattolici e i cristiani calvinisti francesi noti come ugonotti. Sebbene inizialmente Luigi XIV sia poco interessato alla questione religiosa, una stretta cerchia di nobili trama alla sue spalle con l’obiettivo di deporlo in favore del fratello, alcuni di essi desiderano ardentemente vendicare la strage e la persecuzione degli eterodossi. Solo in un secondo momento, sotto l’influenza della nuova amante e sposa morganatica, Madame Francoise de Maintenon, nata protestante e convertitasi al cattolicesimo, il Re deciderà di revocare l’Editto di Nantes, firmato da Enrico IV e già precedentemente revocato e reintegrato, attraverso il quale si garantiva la tolleranza religiosa. L’obiettivo di Luigi XIV era quello di fare dell’aristocrazia una famiglia unita dalla stessa fede religiosa e darà inizio ad una vera e propria persecuzione diventando il Principe del Cattolicesimo e rafforzando il controllo sul proprio Paese, pur colpendolo economicamente dalle emigrazioni di protestanti ed ebrei, benestanti e acculturati, che porteranno altrove le loro ricchezze.

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Luigi XIV e Francoise de Maintenon, sua sposa morganatica.

“Lui porta la corona, ma l’uomo che essi ammirano sei solo tu.
Luigi potrà anche essere il sole, mio caro, ma tu sei una stella.
È giunta l’ora di mostrare a tuo fratello quanta luce emani.
Forse tu non ci pensi, ma il sole regna di giorno, sono le stelle a regnare quando cala la notte.” Philippe Chevalier di Lorena

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Da sinistra. Filippo d’Orleans. Al centro. Principessa del Palatinato e seconda moglie di Filippo d’Orleans. A destra. Lo Chevalier di Lorena, amante di Filippo d’Orleans.

Amato e desiderato da ogni nobile della corte, il Re Sole ha conquistato numerose donne, tralasciando brevi e innocue avventure sporadiche, Luigi XIV seppe intrattenere intensi e duraturi rapporti amorosi. La Regina Consorte di Francia, Maria Teresa d’Asburgo, venne relegata ad un ruolo secondario e solo durante la breve assenza del monarca impegnato sul campo di battaglia ottenne la carica di reggente sfruttando per la prima volta la sua posizione politica. Fra le concubine reali, oltre le sopraccitate Madame de Montespan, che svolse di fatto il ruolo di regina per vent’anni, e Madame de Maintenon, amata e maritata al re in gran segreto, ricordiamo anche Enrichetta Stuart d’Inghilterra “Madame” sposata al fratello minore del monarca francese, Filippo I Duca d’Orléans “Monsieur”, che, apertamente omosessuale, si univa carnalmente sia a lei che alla seconda moglie Elisabetta Carlotta “Liselotte” del Palatinato, per compiere il suo dovere dinastico, riuscendo a coordinare i doveri matrimoniali con la duratura relazione amorosa con quello che fu’ il compagno da lui più amato e desiderato: l’eccentrico, ironico e scialacquatore: Philippe, lo Chevalier di Lorena.

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Da sinistra. Maria Teresa d’Asburgo, prima moglie di Luigi XIV. Al centro. Tudor, prima moglie di Filippo d’Orleans e amante di Luigi XIV. A destra. Athenais amante ventennale di luigi XIV.

Accanto ai personaggi storici individuiamo numerosi e interessanti personaggi fittizi, tra cui Claudine, il medico del re, più arguta del padre dal quale ha imparato le arti mediche, Sophie, nobile caparbia che gestisce con incredibile capacità le avversità della vita nonostante la giovane età, e, infine, Fabien Marchal, capo della moderna polizia francese, arguto e impavido, fedele al re.

“Lo stato sono io.”
Luigi XIV

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Luigi XIV

Il personaggio protagonista di “Versailles”, Luigi XIV, magistralmente interpretato da George Blagden, è stato chiaramente romanzato e sottoposto a un processo di miglioramento storico al fine di rendere la sua figura più moderna e godibile. Ma il noto monarca francese era di certo un uomo meno affascinante e amabile della controparte televisiva: basso, pelato, sdentato e dalla salute compromessa, costantemente curata con salassi, purghe e clisteri, tanto da essere costretto a incontrare nobili e funzionari durante l’espletazone dei suoi bisogni fisiologici sulla sedia di comodo, nonostante le continui malattie fece un bagno completo solo due volte nei suoi 77 anni di vita.

 

Eleonora Fara

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