RECENSIONE “LA CERCATRICE DI CORALLO” DI VANESSA ROGGERI

Buon giorno meraviglie!

Oggi vi parlo del nuovo romanzo di un’autrice sarda che apprezzo molto: Vanessa Roggeri. Oggi parliamo di Sardegna e corallo con Regina, la protagonista de “La cercatrice di corallo”, edito da Rizzoli e disponibile in tutte le librerie o in tutti i canali tematici dal 23 Gennaio 2018.

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EDITORE: Rizzoli

AUTORE: Vanessa Roggeri

PAGINE: 317

PREZZO: 18.00 €

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“Il corallo è sangue e vita. Il corallo è potere magico del magico”

SINOSSI. Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell’estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l’onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l’amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l’unico modo di scoprirlo è provarci, fino all’ultimo…

 

Recensione “La cercatrice di corallo” di Vanessa Roggeri

Nella Sardegna anni 20, in un’Italia massacrata dalla guerra e dalla povertà, Dolores (di nome e di fatto), vedova  Derosas,  decide di mettere da parte l’orgoglio e recarsi con i suoi figli da Borutta alla zona costiera, alla casa del corallaro, Fortunato Derosas, un uomo rude, astioso, ma benestante: l’unico che in quel momento potesse evitare di far morire di fame i suoi figli, rimasti orfani inseguito alla febbre spagnola che uccise il padre. Fortunato era il cugino di primo grado del marito, e fortunato lo era sia di nome che di fatto. Benché con il suo defunto marito, i rapporti non fossero dei migliori, Dolores sperava in un moto d’affetto dell’uomo verso i suoi nipoti.

Nonostante la richiesta d’aiuto della donna, il corallaro non ebbe pietà, e lei e i suoi figli, con animo mesto e odio e abbandonarono quella casa, maledicendo lui e ciò che avesse di più caro. Sono già in cammino quando Achille, viene fermato dalla piccola figlia di Fortunato, che lo invita a prendere pane e formaggio, insieme ad un rametto di corallo come porta fortuna. Il ragazzo rimane colpito dalla generosità di una bambina piccola ma attenta  e intelligente, ma per non mortificare la madre, non dirà nulla sulla provenienza dei viveri.

Il rametto di corallo, il suo dovere lo fece: la fortuna bussò a casa Derosas, quando il terreno che la vedova aveva ereditato e che sembrava maledetto, per l’infertilità e la grotta del diavolo, temuta da tutti, in realtà risultarono fruttare molto, grazie alla grande richiesta di guano dalla Penisola. Il guano dei pipistrelli era super richiesto e la famiglia Derosas, conobbe all’improvviso il benessere e la ricchezza assoluta.

Sono trascorsi circa 10 anni, da quello scambio di viveri tra la bambina e il ragazzino: Regina ha diciassette anni ed è un bocciolo pronto a fiorire con l’arrivo della primavera. Achille, è un ragazzo colto, educato, romantico. I due si incontrano nella caletta dove Regina amava svestirsi e nuotare da sola, diventando un’unica cosa con il mare.  Si trovano l’una di fronte all’altro: due mondi puri che si incrociano in uno sguardo, due mondi uguali ma diversi: uguali nella purezza, diversi per stile di vita: selvaggio quello di Regina, intellettuale quello di Achille. I due si conosceranno lentamente, ed è assurdo pensare a quanto le due famiglie reciproche si odino, rispetto a quanto loro due si imparino a volersi bene. Il giorno e la notte, come l’autrice attraverso un discorso diretto tra i due, ci fa intuire. Achille ama la notte:

“Perché all’alba manca qualcosa di fondamentale: il mistero! Non c’è mistero quando c’è tanta luce. Il tramonto, invece, è il preludio alla notte, al segreto, al sogno. Tutto è possibile la notte.”

 Un animo romantico, Achille, nutrito dalla cultura e dall’amore per i libri, per i classici, quelli che fanno sognare.

Regina è più concreta, materiale, razionale. Non ha bisogno di sognare, perché lo fa già quando nuota alla ricerca del suo amato corallo. Per lei la notte non è magica, ma è il momento prediletto dai ladri, dagli assassini. Perché il buio non fa vedere, e quello che non riesce a controllare la spaventa…

“Ma la notte è il territorio dei balordi, dei ladri e anche degli assassini. Tutti hanno paura della notte.”

“Ma Achille la spiazzò ancora. “Non tutti. Gli amanti, per esempio, ricercano la notte. Quindi non c’è solo paura, ma anche amore.””

 E’ qui che questa ragazza di diciassette anni conosce l’amore. Ma non conosce chi sia Achille, non sa che portano lo stesso cognome, non sa che la madre del ragazzo che ama, è la nemica di suo padre. Un rapporto di odio che non si estingue neppure dopo dieci anni, dopo il raggiungimento della ricchezza, del benessere, del rispetto: “Voi non guardate la luce che avete intorno ma soltanto l’oscurità” le dirà il figlio, dopo aver visto gli occhi della madre bruciare d’odio per il padre della donna che ama.

Un romanzo che ripercorre indirettamente un pezzo della tradizione culturale orafa della Sardegna. Un romanzo con uno stile a tratti deleddiano e verista nella contrapposizione tra le due famiglie rivali e una caratterizzazione dei personaggi giovani molto moderna. Lo stile é impeccabile, l’argomento pressoché inutilizzato in un romanzo, i tratti storici ben documentati ma inseriti senza la volontà asettica di “docere”, ma mischiati con omogeneità e maestria alla narrazione.

Se l’odio genera odio e l’amore genera amore, Regina e Achille riusciranno ad amarsi? Regina riuscirà a trovare il corallo bianco a cui tanto aspira? Regina, Achille e il corallo, vi aspettano nel nuovo romanzo di Vanessa Roggeri.

 

Maria Antonietta Azara

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