RECENSIONE “ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO”

Buon giorno meraviglie!

Oggi vi parlo di uno dei casi letterari di maggior successo del 2018: mi riferisco al romanzo “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman, che ha scalato le classifiche letterarie, e sta per sbarcare tra qualche mese sul grande schermo.

La recensione arriva sul blog a distanza di sei mesi dalla pubblicazione perché non credo mai “nel caso letterario dell’anno”. Ero andata in libreria per acquistare tutt’altro, ma una serie di circostanze (uno sconto del 25% sul totale) mi hanno portato ad inserirlo nel carrello degli acquisti…E poi la lettura è stata amore a vista! 

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Autore: Gail Honeyman

Editore: Garzanti

Pagine: 344

Costo: 17.90

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“L’unica cosa che conta è rimanere fedeli a ciò che si è veramente”

Sinossi. Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene. Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto. E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi. Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato. Forse il «tutto» che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.

Recensione di “Eleanor Oliphant sta benissimo”

di Gail Honeyman

Eleanor Oliphant ha trent’anni, una laurea in lettere classiche e da nove lavora in una agenzia di grapich design, dove si occupa di note di credito. È una persona normale, alta più o meno nella media, ha un peso approssimativamente nella media, ha lunghi capelli lisci castano chiaro, una pelle chiara e un volto particolare, caratterizzato da un naso troppo piccolo e occhi troppo grandi, orecchie affatto eccezionali e una serie di lunghe cicatrici che le scendono dalla tempia alla gola, deturpandole metà viso.

Eleanor non ha una famiglia, non ha parenti né amici, nemmeno con i colleghi di lavoro è mai riuscita ad instaurare una minima relazione.

“In ufficio c’era quel senso palpabile di gioia del venerdì, quando tutti sono collusi con la menzogna che il weekend sarà fantastico e che la settimana seguente il lavoro sarà diverso e migliore. Sono incorreggibili.”

È scarsamente empatica e legge con logica matematica le relazioni sociali, i suoi colleghi la trovano una persona difficile da gestire a causa della sicurezza eccessiva e fuori luogo abbinata ad un totale disinteresse per l’integrazione sociale, che Eleonor mostra di avere senza alcun timore:
“Però, attraverso l’attenta osservazione dai margini, avevo scoperto che spesso il successo sociale si basa su un minimo di finzione. A volte le persone popolari devono ridere di cose che non trovano molto divertenti, devono fare cose cui non tengono particolarmente, con gente di cui non apprezzano particolarmente la compagnia. Io no. Anni prima avevo deciso che se la scelta fosse stata tra fare così o volare in solitaria, allora avrei volato in solitaria. Era più sicuro. Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore, dicono. E questo prezzo è troppo alto.”

La sua vita è caratterizzata da un’intensa solitudine che viene interrotta soltanto dalle telefonate della madre, ogni mercoledì sera. Questa è una conversazione telefonica che si svolge sempre alla stessa ora e il solito giorno, anche perché la madre della protagonista è agli arresti e dunque non può concederle che quei 15 minuti di “considerazione” alla settimana.

L’abitudinarietà della protagonista viene stravolta, quando, ad un concerto, incontra l’uomo, che lei ritiene essere, della sua vita: un musicista, che inizia a seguire su ogni social, riuscendo a carpire quale sia la sua abitazione e a recarvisi. Questo innamoramento adolescenziale, la porta a ritenere necessaria una maggiore cura del suo corpo e del suo aspetto, e tentare di inserire nella sua vita uscite e elementi che mai avrebbe pensato di introdurre, tra cui acquistare un telefono cellulare e un laptop, per effettuare le sue ricerche da casa. Eleanor inizia, inconsapevolmente, a vivere e a volersi bene. Tutte quelle spese in così poco tempo? Quasi non si riconosce più. Tuttavia sono necessarie, deve adattarsi a quella che potrebbe diventare la sua nuova esistenza con il suo principe azzurro.

Contemporaneamente, nella sua realtà, riesce ad entrare anche Raymond Gibbons, suo collega della sezione dell’helpdesk e dunque specializzato in personal computer e tecnologia. L’uomo dai capelli rossicci chiari tagliati corti nel tentativo di nascondere l’ assottigliamento e la diradazione, una barbetta bionda stopposa, una pelle molto molto rosa, un abbigliamento alquanto opinabile, nerd nel midollo, fissato con i videogiochi e associato a un maiale ad una prima occhiata dalla protagonista, riuscirà con la sua semplicità e genuinità ad aprirsi un varco nella rude e impenetrabile corazza della ragazza, finendo con l’instaurarci un rapporto di amicizia molto profondo che azionerà gli ingranaggi per il suo effettivo cambiamento. Sarà, nel vero senso della parola, il primo essere umano ad essere amico di Eleanor.

Il successo di questo libro, oltre alla fruibilità di lettura, è caratterizzato dal modo in cui l’autrice riesce a delineare il cambiamento della protagonista rispetto al mondo. All’inizio colpisce l’ indifferenza di Eleanor per il prossimo. Quando lei e Gibbons vedono un uomo accasciarsi per strada con le buste della spesa, lei per istinto non è portata a preoccuparsi e soccorrere l’anziano. No. Ipotizza che abbia deciso di addormentarsi per strada. Ammetto che in quel momento sono arrivata a non sopportarla, a pensare che i giudizi sugli altri e il disinteresse che mostrava per il prossimo fossero aspetti negativi del suo carattere che l’autrice avrebbe fatto sfumare di lì a poco per farla meno odiare. E invece no. Gail Honeyman approfondisce le piaghe caratteriali di Eleanor, che come per un animale selvaggio, deve imparare ad interagire con il prossimo, anche se quest’ultimo non bada a lei, anzi, se ne discosta perché ritenuta “diversa”.

Sono la solitudine, legata agli aspetti diretti e indiretti che essa porta con sé,  e la diversità, i temi principali del romanzo.

Nel primo caso, Gibbons, sarà il motore che farà ripartire la vita di Eleonor privandola della monotonia e di conseguenza della sicurezza che la ragazza aveva creato attorno a se. Nel secondo caso, sarà sempre Gibbons a non intimorirsi davanti alla corazza dura e scabrosa, a tratti strana, che lei gli mostrerà più di una volta. Il vero gioiello del romanzo è lui, un uomo, semplice, nerd, ma buono e gentile: Raymond. E’ lui a non reputarla visibilmente diversa, è lui a cercarla, è lui il maestro che riesce a inserirsi nella vita di Eleanor. Lui la strega con la gentilezza. E’ un’operazione matematica di stampo cristiano, vetusta ma in questo caso pienamente vera: l’amore produce amore. La gentilezza che Raymond e Sammy le riservano la fanno essere se stessa, le consentono di mostrare il suo universo, le consentono di toccare con mano quale sia il suo vero “io”: un “io” che per natura non è portato al disinteresse per altri, ma a rispondere con una carezza se gliene viene fatta una. Eleanor ha vissuto per 30 anni senza carezze, ed è normale temere l’affetto quando non si è mai ricevuto.

Il rapporto tra Eleanor e Raymond è molto diverso da quello che i lettori si aspettano: il loro non è un sentimento di amore molto più ampio, un rapporto di amicizia vera, che servirà ad entrambi per vivere la vita al meglio e lenire le ferite, visibili o meno, che si portano dietro.

“Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po’ di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l’amore possa penetrare e defluire. Lo spero.”

“Eleanor Oliphant sta benissimo”: non potete non innamorarvene!

 

Maria Antonietta Azara

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