RECENSIONE DI “VITTORIA” DI BARBARA FIORIO

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi dell’ultimo romanzo di Barbara Fiorio, intitolato “Vittoria” un inno alla protagonista femminile e alla sua voglia di riscattarsi da un momento difficile della propria vita…Per me “Vittoria” è stato “il libro che non ti aspetti”, quello che non si giudica dalla copertina, perché quando ho iniziato a leggerlo, mi ha rapita e ho vissuto dentro alla storia con  i suoi protagonisti: donne e uomini con un loro vissuto, che cercano la valvola di sfogo nelle carte…se poi è anche “la cartomante” a dover ricostruire se stessa, vi lascio immaginare. Humor,  realtà, sensibilità, tutto questo nella penna di Barbara Fiorio…

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EDITORE: Feltrinelli

AUTORE: Barbara Fiorio

PAGINE: 217

PREZZO: 15.00 €

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“Lo vedi qui accanto a te, Vittoria? Ieri sera era accanto a te per festeggiarti?”
“No, ovviamente no.”
“No, esatto. Chi ti ama c’è.

SINOSSI. Vittoria non crede nella spiritualità dei manuali, negli aforismi da calamite e di certo non crede nei cartomanti: molto meglio un piatto di trenette al pesto con un’amica che farsi leggere i tarocchi. Fotografa genovese di quarantasei anni con alle spalle alcune pubblicità di successo, Vittoria è sempre riuscita a navigare tra le difficoltà della vita, sostenuta da un valido bagaglio di buon senso, dal­l’ironia e dal suo grande amore: Federico.

Quando però lui se ne va, lasciandola sola in una casa piena di ricordi, il mondo le crolla addosso. Disorientata e in piena crisi crea­tiva, Vittoria si ritrova al contempo senza compagno, senza lavoro e con l’angoscia di non sapere più cosa le riserva il futuro. A corto di opzioni e di soldi per pagare le crocchette a Sugo, il suo fidato gatto, finirà per fare quello che ha sempre disdegnato e che, suo malgrado, le riesce benissimo: leggere i tarocchi a una pletora di anime gentili che, come lei, hanno il cuore spezzato. Tra la carta dell’Eremita che le ricorda Obi-Wan Kenobi e la Ruota della fortuna che sembra un party lisergico, ritroverà anche la creatività, scattando fotografie ai suoi clienti e arrivando a inventarsi una nuova professione: la fotomanzia.

Così, senza rendersene conto, tornerà pian piano ad ascoltare il mondo che la circonda, trovando la forza di rialzarsi, di dare agli altri e di credere in se stessa.

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Recensione “Vittoria” di Barbara Fiorio

C’è un tempo in cui, indipendentemente dall’ età, l’amore arriva prorompente, e anche dopo un matrimonio con annesso divorzio alle spalle, ha la forza di far credere che un sentimento infinito possa esistere. Questo è quello che succede a Vittoria quando conosce Federico: nessun imbarazzo, solo tanta voglia di stare insieme e di promettersi amore per l’eternità!

A distanza di tre anni, però, dopo un breve climax di incomprensioni, lui va via di casa: “Non ti amo più”!

Vittoria sta a casa sua, quella casa che tre anni prima era diventata il nido d’amore di una coppia affiatata. Ormai tutto parla del loro amore e lei, per staccare, scappa da quella casa e si rifugia in quella della sua amica Alice.

Il titolo del libro, che ripercorre le avventure della protagonista, Vittoria, rappresenta inizialmente una sorta di antitesi: Vittoria, nome di provenienza latina che significa “colei che vince” è tutto fuorché vincente. A 46 anni si ritrova senza lavoro, con un matrimonio finito alle spalle, e con la storia d’amore nella quale aveva investito tutta se stessa, finita per ragioni che non riesce a comprendere…inutile dirlo ma non ha neppure un soldo. Federico, da uomo attento e complice, proporzionalmente al suo successo lavorativo e alla raggiunta popolarità sui social, acquisisce una saccenza fastidiosa capace di allontanarlo da quelli che erano stati i suoi amici, tranne lei. Vittoria invece è innamorata persa e accetta tutto: anche le critiche per le sue scelte lessicali.

“Dovresti smetterla di usare tutti questi aggettivi” mi hai detto alla fine, gli occhi freddi, la voce scocciata. “Gli aggettivi sono etichette, e tu li usi troppo, da te mi aspetterei una maggiore attenzione alle parole.

Eppure prima di lui, era una fotografa di successo, con alle spalle due pubblicità geniali per cui ancora tutti la ricordavano. Poi più nulla: tentativi non andati a buon fine e la carriera che le scivolava dalle mani…Menomale che c’era lui, pensava, eppure anche lui, non c’era più…

Una sera, per puro caso, si trova ad affiancare la cartomante di un evento al quale stava partecipando, e la gente che si ricorda di lei, inizia a contattarla per avere dei consulti privati. Vittoria è senza lavoro, senza autostima, senza soldi. Nonostante la sua etica la porti a ritenere impensabile “rubare” dei soldi in questo modo alla gente, incoraggiata dall’amica inizia questa nuova avventura, che con il passare del tempo si rivelerà vincente. Vittoria non è una cartomante, rifiuta l’idea delle cartomanti, eppure, con l’occhio attento di una fotografa riesce a leggere il soggetto che le sta di fronte. Istantanee che le consentono di mettere a fuoco il problema e aiutare il suo soggetto a vedersi dentro, dando origine a quella che i suoi amici chiamano “FOTOMANZIA”. Così, giorno dopo giorno, tisana dopo tisana, legge le carte e legge se stessa, la sua storia, il suo presente e capisce che ad un certo punto sta sbagliando una gran cosa: non affrontare la vita con leggerezza!

“Come ho potuto scordare che si può combattere il dolore ridendo, ridendo fino a stanarlo ed esorcizzarlo? Fingo di leggere i tarocchi e ho dimenticato una delle magie più potenti: la leggerezza”.

Ma se da un lato, capisce di dover accettare le cose come accadono, dall’altra, la sua passione e il talento per la fotografia tentano di emergere anche nel suo “nuovo lavoro”. I clienti che la contattano tramite facebook sanno benissimo chi è, sanno benissimo cosa ha fatto, sanno benissimo che potenza Vittoria riesca a dare all’immagine che ha davanti. Alcuni le chiedono le foto, altre sono troppo ferite nell’animo per vedersi belle come sono e allora è Vittoria che si sente in dovere di scattare e far aprire gli occhi. La fotomanzia è una scienza inesatta, soggettiva, e se proprio dobbiamo dirla tutta, inesistente, eppure estremamente forte, che riesce a far riprendere la macchina fotografica a Vittoria e ritornare a cercare quella luce, il bilanciamento, la posizione del soggetto, come non le succedeva da tempo.

Quando ho letto la storia di Vittoria, ho pensato alle pagine di uno dei miei libri della vita, quelli che ti hanno salvato, raccolto da “L’Alchimista” di Paulo Coelho:

“La tua Leggenda Personale è quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all’inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero voler fare nella vita.
Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale. Sono le forze che sembrano negative, ma che in realtà ti insegnano a realizzare la tua Leggenda Personale. Preparano il tuo spirito e la tua volontà. Perché esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà è perché questo desiderio è nato nell’anima dell’Universo…. Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini.
Tutto è una sola cosa. E quando desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.”

 Vittoria è una donna che a 46 anni, per varie vicissitudini, è ancora alla ricerca della propria Leggenda Personale, e la ri-troverà, grazie agli amici che la nutrono di presenza e amore, grazie ai suoi “clienti” e alle loro storie più o meno riflessive, grazie a se stessa perché quando la vita ci mette alla prova bisogna sapersi arrangiare e lei ha iniziato a fare un lavoro disonesto riuscendo a renderlo onesto…Vi lascio con i pensieri di Vittoria davanti ad una foto di se stessa da piccola, uno dei più bei flussi di coscienza descritti nel romanzo…

“Vittoria, guarda qui!” E io avevo smesso di correre e mi ero fermata, avevo piegato la testa di lato e gli avevo fatto uno di quei sorrisi buffi, a labbra chiuse, occhi aperti. Quegli occhi che ora mi stanno fissando. Avevo promesso a quella bambina che da grande sarei stata straordinaria, che non avrei dimenticato i suoi sogni, né la solitudine nascosta in cui si destreggiava in una famiglia spesso assente, né la sua fragilità. Lei era quella che da grande avrebbe fatto la fotografa . E che desiderava disperatamente essere amata dagli assenti. Lei che ora mi guarda, col suo sorriso buffo e quegli occhi intelligenti che vedevano oltre, e mi dice: “Io ci sono. Tu ci sei?”

 

Maria Antonietta Azara

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