RECENSIONE DI “MURAT” DI ALEXANDRE DUMAS

Buon giorno meraviglie!

Pochi giorni fa è ricorso l’anniversario di nascita di Gioachino Murat, nato il 25 Marzo 1767 e destinato a diventare Re di Napoli per volontà di Napoleone Bonaparte. Gli ultimi mesi di vita di Murat sono rinchiusi nei “Delitti celebri” di Alexandre Dumas.

Un personaggio poco conosciuto, nonostante ciò re di Napoli e marito dell’amata sorella di Napoleone, che l’autore tratta con dovizia di particolari. Scopriamo insieme il tragico destino di Gioachino Murat…

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Autore: Alexandre Dumas

Editore: Sellerio

Pagine: 70

Costo: 7,00 €

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Recensione di “Murat” di Alexandre Dumas

Gli amanti di Dumas, sapranno che la serie “Delitti celebri” nacque dall’utilizzo di cronache e documenti antichi, contemporanei agli eventi narrati. In questo racconto, invece, l’autore si basò sulla propria memoria, sui suoi viaggi nei luoghi del dramma e alle testimonianze dirette, come quella dell’avvocato Marouin che aiutò l’ex re di Napoli a lasciare la Francia.

Il personaggio di Gioacchino Murat è interessante e avventuroso: visse la Rivoluzione Francese, le guerre e lo sconvolgimento della Francia e dell’Europa nei 25 anni seguenti, con l’abolizione della monarchia e di tutti i suoi privilegi.

Murat era l’ultimo degli undici figli di una coppia di locandieri e rappresenta un esempio tangibile della mobilità sociale che caratterizzò il periodo napoleonico, e anche delle conclusioni tragiche di molte folgoranti carriere.
Nel 1808, il cognato Napoleone, lo “trasforma” nel re di Napoli, un re da “operetta” che aveva preso sul serio la funzione di sovrano tanto da tradire Napoleone per lealtà verso i suoi sudditi.

Benché Dumas cerchi di restare a distanza dai fatti e non parteggiare per nessuno, l’ammirazione per il suo eroe è visibile: la natura ridente della scena iniziale legata alle speranze del protagonista, lascia piano piano il posto a spiagge deserte e inospitali, come se queste riflettessero la solitudine profonda di Murat davanti a tutta una serie di disastri.

Infatti, venuto a conoscenza della disfatta napoleonica a Waterloo, dove l’imperatore con 120.000 uomini non riuscì a difendere il suo impero, e avendo Murat una taglia sulla testa di quarantottomila franchi, il re di Napoli si rifugiò rocambolescamente in Corsica, dove giunse il 25 agosto 1815 e dove fu presto circondato da centinaia di suoi partigiani.

Aspettando fin troppo a lungo i passaporti provenienti dall’Austria per poter raggiungere la moglie Carolina Bonaparte a Trieste, e avendo false notizie sul malcontento del suo popolo, organizzò una spedizione per riprendersi il regno di Napoli. La spedizione, messa in piedi frettolosamente e forte di circa 250 uomini, partì da Ajaccio il 28 settembre 1815 e sbarcò l’8 ottobre nel porticciolo di Pizzo.

Intercettato dal capitano Trentacapilli, fu arrestato e fatto rinchiudere nelle carceri del castello.

Gioachino Murat fu giudicato colpevole con una sentenza di morte stabilita in base al Codice Penale promulgato da lui stesso, che prevedeva la massima pena per chi si fosse reso autore di atti rivoluzionari. Gli fu concessa soltanto una mezz’ora di tempo per ricevere i conforti religiosi e nell’ascoltare la condanna capitale Murat non si scompose. Chiese di poter scrivere in francese l’ultima lettera alla moglie e ai figli, che consegnò a Nunziante in una busta con dentro alcune ciocche dei suoi capelli.
Volle confessarsi e comunicarsi, prima di affrontare il plotone d’esecuzione che l’attendeva, di fronte al quale si comportò con grande fermezza, rifiutando di farsi bendare. Pare che le sue ultime parole siano state:

«Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!»
Gioacchino Murat

Venne fucilato a Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815. Fu colpito da 6 colpi, dopo che il plotone di esecuzione sparò inizialmente in aria perché imbarazzato dal dover puntare i fucili davanti al loro re.

Sull’epilogo della vita di Murat suo cognato Napoleone espresse, nelle proprie memorie, un giudizio lapidario:
«Murat ha tentato di riconquistare con duecento uomini quel territorio che non era riuscito a tenere quando ne aveva a disposizione ottantamila.»
Napoleone Bonaparte

Se pensate che la storia dell’assassinio di Murat finisca qui vi sbagliate di grosso: leggendo il breve racconto della Sellerio scoprirete nuovi colpi di scena…

 

 

Maria Antonietta Azara

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