RECENSIONE DI “ELOISA E ABELARDO” DI MANUELA RAFFA

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi del romanzo “Eloisa e Abelardo. Storia di un amore” edito da Piemme e disponibile, in tutte le librerie e negli store on line, dal 12 Febbraio 2019. 

La storia che l’autrice, Manuela Raffa, ha deciso di raccontare, è la più celebre dell’Europa del Mille: dalla Francia si alzava un canto d’amore che ben presto avrebbe cambiato le sorti letterarie di tutta la letteratura romanza. I trovatori cantavano l’amor cortese, un sentimento romantico e passionale segreto, tra amanti. E proprio come gli amanti delle chansons, tra le mura di Notre Dame, il teologo Pietro Abelardo e la fanciulla più colta di Francia, cedono alla passione…

⇒ SEGUIMI SU FACEBOOK

⇒ SEGUIMI SU INSTAGRAM


Editore: Piemme

Autore: Manuela Raffa

Pagine: 323

Prezzo: 18.50 €

⇒ Clicca qui per acquistare “Eloisa e Abelardo”

Sinossi. 1116, Regno di Francia. Eloisa è una donna fuori dal comune. Chiusa in convento fin da giovanissima, senza sapere nulla dei genitori, non è mai riuscita ad abituarsi a quella vita, una prigione fatta di polvere, silenzio e litanie, per lei prive di senso, ripetute all’infinito. L’unico modo di evadere è chiudersi nella biblioteca del convento dell’Argenteuil e perdersi tra le righe dei manoscritti che lì vengono conservati. Per questo, il giorno in cui le viene consegnata la lettera di suo zio Fulberto, che la invita a raggiungerlo a Parigi a vivere con lui, fuori da quelle odiate mura, Eloisa non crede ai propri occhi. La libertà. Finalmente la libertà che tanto ha desiderato assaporare. Pietro di Berengario, noto in tutta Parigi come Abelardo, è uno dei filosofi più celebri del suo tempo. Le sue lezioni all’università sono seguite da centinaia di studenti. Per quello ha lasciato la primogenitura e il suo castello in Bretagna e ha preso i voti, perché era il solo modo per poter dedicare la sua vita all’unica cosa che per lui abbia un senso: il sapere. Quando Eloisa e Abelardo si incontrano – lo zio di lei ha voluto concedere alla nipote una vera istruzione con il maestro più rinomato del momento – la loro è quasi una sfida. Diffidente lui, perché non pensa che una donna possa meritare la fama di letterata con cui viene acclamata Eloisa. E orgogliosa lei, che sente il rifiuto di Abelardo ad accettare la sua intelligenza. Ed è proprio questo il momento in cui sboccia il loro amore, in cui passione e intelletto fungono da trama e ordito, un’unione che è di corpi quanto di anime e menti. Tanto grande nella gioia quanto disarmante nel suo drammatico epilogo, che li porterà prima a mentire e a imbrogliare chi li ama, poi a perdere tutto e a vivere separati per sempre.

Recensione “Eloisa e Abelardo. Storia di un amore” di Manuela Raffa

La storia d’amore tra Eloisa e Abelardo è una delle più conosciute dagli amanti della letteratura e filosofia medievale. Ebbi modo di conoscere i due personaggi nel racconto “Eloisa” che Dario Fò pubblicò nella collana Corti di carta del Corriere della Sera, nel lontano 2007.

A distanza di dodici anni, è Manuela Raffa a raccogliere la bibliografia dei due noti personaggi medievali, per creare un romanzo che analizza, seppur in parte romanzando, le due figure: quella razionale di Abelardo, quella passionale di Eloisa.

Il romanzo è diviso in tredici parti e ognuna è contraddistinta da una un pensiero tratto dall’epistolario della coppia.

A trasportaci nella Parigi dell’anno del Signore 1100 è Fulberto, canonico di Notre Dame, un uomo psicologicamente distrutto, in preda al delirio per il fantasma di una donna che ha perso da tempo e caduto in disgrazia. Attorno a sé, sente riecheggiare canzoni che rimbombano nella sua testa con un nome che ha rappresentato la rovina e la gioia della sua vita: Eloisa.

“Eloisa. E’ ancora dolce sentire il tuo nome tra le labbra, strofinato tra i denti, come se potessi trovarti, trattenerti, salvarti. Eri così rara…”

Eloisa era una giovane ragazza, dai natali sconosciuti, che visse fino all’adolescenza nel convento dell’Argenteuil, per poi essere riscattata dallo zio Fulberto all’età di 16 anni. Si mostrò portata per le arti liberali e il suo modo di padroneggiare il latino, il greco e l’ebraico era noto in tutta Parigi: non a caso fu descritta come la ragazza più colta di tutta la Francia.

Eloisa conobbe Pietro Abelardo intorno al 1117, quando ella già era conosciuta “per la sua cultura letteraria senza pari”, studiò logica sotto Abelardo presso scuola di Sainte Geneviève, per volontà dello zio Fulberto, che orgoglioso della bravura dell’amata nipote e, ambendo per lei un matrimonio con un uomo di alto rango, la fece istruire da Pietro Abelardo, il docente più richiesto e invidiato di tutta la Francia.

Tra i due scatta la scintilla. Sebbene inizialmente l’uomo fosse molto sospetto nei confronti della bravura di una donna, ben presto si rese conto che la fama di Eloisa era meritata: Abelardo conosceva poco o niente il greco e per niente l’ebraico, lingue che Eloisa padroneggiava alla perfezione. Nell’ “Historia calamitatum mearum” racconta di non aver mai conosciuto, fino a quel momento l’amore: né con prostitute, né con altre donne. La passione e, presumibilmente, l’amore per Eloisa, nasce per un’attrazione intellettuale, che solo dopo si sviluppa in amore passionale. Abelardo compose per Eloisa liriche d’amore bellissime che giunsero all’orecchio dei suoi studenti e si diffusero in tutta Parigi.

Eloisa rimarrà incinta e Abelardo la condurrà, di nascosto, nel proprio paese natale, Pallet, nella Bretagna minore, dove nel 1118 nascerà il figlio Astrolabio, ovvero “rapitore di stelle”, vista la grande passione di Eloisa per l’astronomia.

Abelardo si offrì di sposare Eloisa, a condizione che il matrimonio fosse tenuto segreto, ma lei rifiutò la proposta, insistendo sul fatto che un’unione formale fosse superflua, dato che, come nelle amicizie spirituali descritte nel “De Amicitia” di Cicerone, l’amore è dato liberamente e disinteressatamente. Eloisa dichiarerà più avanti, nell’epistolario con Abelardo, che avrebbe preferito essere la “prostituta”, piuttosto che sua moglie.

Nonostante il matrimonio segreto, lo zio di lei, Fulberto, non si rassegnerà al disonore, e ordinerà ad un gruppo di uomini di evirare il filosofo.

Da questo momento in poi, il romanzo analizzerà la natura psicologica dei personaggi, in base alle scelte, alle rinunce, ai tentativi di riavvicinamento e ad una sorte avversa.

“Per seppellire la giovane in convento, dove sarebbe rimasta per sempre la moglie di Pietro Abelardo e la sposa di Cristo. Sarebbero stati uguali, anche nel destino che il cielo aveva riservato a lui. Eloisa doveva condividerlo. Non sosteneva di amarlo? […] L’avrebbe piegata. Avrebbe seguito la sua volontà. Nessuno poteva opporsi a Pietro Abelardo, tantomeno una donna.”

Per Eloisa l’amore impossibile, appare qualcosa alla cui rinuncia non riesce a rassegnarsi e si sente la sua disperazione che la rende tristemente affascinante. E’ una donna che continua ad amare l’uomo che un tempo fu suo e per il quale rinunciò alla vita: ad un altro matrimonio, all’ipotesi di avere altri figli.

E’ indubbiamente Eloisa il personaggio più complesso e affascinane dal punto di vista umano e spirituale. Mentre la figura di Pietro è abbastanza chiara, ovvero quella di un uomo ambizioso, arrogante, egoista, orgoglioso, ma soprattutto desideroso di riconoscimenti; Eloisa è una donna, che nel secondo decennio del Mille, si oppone al matrimonio offerto dall’uomo che ama perché non vuole nuocere alla carriera di lui, che in quanto filosofo, sarebbe dovuto essere dedito solo ed esclusivamente alla filosofia.

E’ una donna che si farà suora e continuerà ad urlare all’uomo che ama che l’unico suo amore è lui, non Dio. Lascia senza parole l’intestazione della quinta lettera della corrispondenza con Abelardo, quando lei gli scriverà ” Domino specialiter, sua singulariter” ovvero “di Dio nella specie, sua (presumibilmente di Abelardo) nell’individuo”.

Ed è commovente e veritiera la presa di coscienza che Eloisa, avrà, ad un certo punto della sua vita, e che Manuela Raffa ha sapientemente descritto così:

“C’era solo Pietro Abelardo. Di fianco a te un’ombra di Eloisa, che doveva rimanere discosta, pacata, calma e che non avrebbe dovuto oscurare la tua grandezza.”

Lei, che era stata la ragazza più colta di Francia, guardando indietro nel tempo, si definisce “un’ombra”, quindi grigia, priva di vita, di spessore, di colore, eppure avrebbe preferito continuare ad essere ombra, ma mai suora.

Il libro “Eloisa e Abelardo” è la storia di un amore che ha molto da regalare al lettore, non tanto per il sento quasi unilaterale, ma come spunto di riflessione. C’è un momento in cui Eloisa ha smesso di amare Abelardo oppure no? Sono tante le leggende che sono giunte sino ai giorni nostri: quella più conosciuta vuole che quando la tomba di Abelardo fu aperta, a distanza di 21 anni dalla morte, per affiancarvi le spoglie mortali di Eloisa, Abelardo estese le sue braccia per accoglierla. Sarà vero? Leggete il libro e fatemi sapere la vostra opinione.

 

Maria Antonietta Azara

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.