RECENSIONE DI “AMANTI E REGINE. IL POTERE DELLE DONNE”

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi di un saggio “Amanti e regine. Il potere delle donne” di Benedetta Craveri, edito da Adelphi, che abbraccia un arco temporale di oltre duecento anni, mostrandoci i ritratti di diciannove donne che, in modo diretto o indiretto, hanno mosso le sorti della Francia…

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Autore: Benedetta Craveri

Editore: Adelphi

Pagine: 375

Costo: 14.00 €

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Sinossi. “Non si è mai sazi di queste mitiche figure femminili che montagne di biografie e romanzi hanno di volta in volta esaltato o denigrato, icone avventurose o romantiche, melodrammatiche o futili, raggelate dal tempo. Scorrono adesso tutte insieme, da Caterina de’ Medici a Maria Antonietta, dai primi decenni del XVI secolo alla fine del XVIII, gemme della storia e delle storie delle donne, con le loro fortune e sfortune, col potere della loro bellezza e della loro sottomissione, il fervore della loro ambizione o del loro ardore, lo slancio della loro intelligenza o della loro astuzia, nel nuovo libro di Benedetta Craveri; la scrittrice che si muove nelle corti e nei castelli dei Valois e dei Borbone, dei Guisa o dei Lorena con la grazia somma della cultura, della curiosità, del pensiero, della scrittura magnifica”

 

Recensione di “Amanti e regine. Il potere delle donne”

di Benedetta Craveri

L’idea del saggio “Amanti e regine. Il potere delle donne” è nata, secondo quanto dichiarato dall’autrice Benedetta Craveri, da una serie di articoli sulle regine e sulle favorite dei re di Francia, scritti per le pagine culturali della “Repubblica”. Dall’unione di questi articoli, prende il via un’opera straordinaria, capace di insegnare senza possedere l’asettico obiettivo didascalico.

Chi ha avuto modo di leggere altri libri della Craveri, conosce molto bene il suo modus operandi: scrittura scorrevole, dettagli storici, fonti riportate con dovizia di particolari e un modo di raccontare i personaggi che funge da coccola per il lettore.

Il libro, parte col raccontare la vita di Caterina de’ Medici alla corte di Francia, fino a giungere a Maria Antonietta d’Asburgo. Tra queste due regine, che coprono un arco temporale di oltre duecento anni, scorrono i ritratti descrittivi che l’autrice fa per tutte le regine e favorite, note e meno note, che si sono avvicendate sul trono o letto dei sovrani.

Da Caterina de’ Medici…

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Caterina de’ Medici

La straordinaria figura di Caterina dè Medici, regina di Francia, ci viene mostrata come una fervente cattolica, eppure seguace di Nostradamus, che nonostante ben dieci figli, vide la fine della stirpe del marito a favore di quella del genero Enrico di Navarra. Italiana e odiata dal popolo francese per il massacro della notte di San Bartolomeo, non ebbe una vita matrimoniale facile, visto che nonostante la sua giovane età, il marito la tradiva con Diane di Poiters.

Suo genero, Enrico di Navarra, tra una guerra di religione e l’altra, dopo un primo matrimonio alquanto complicato con la reine Margot, sposò la seconda Medici destinata a salire sul trono di Francia: Maria. Quest’ultima si dimostrò una donna incapace di capire che il ruolo di regina si distaccava da quello di moglie, in quanto più impegnata a portare rancore al marito, che ad occuparsi degli affari di stato e mostrare stabilità di coppia. Lui nel mentre, collezionava favorite da cui aveva un gran numero di figli che non solo riconosceva, ma cresceva assieme a quelli legittimi.

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A sinistra: la reine Margot. A destra: Gabrielle d’Estrees.

L’amante storica di Enrico di Navarra, fu la scaltra e sfortunata, Gabrielle d’Estrées (ritratta in una serie di enigmatici e famosi quadri), morta a un passo dal diventare regina. Enrico amava appassionatamente questa ragazza che contribuì alla sua conversione al cattolicesimo e fece qualsiasi cosa per portarla all’altare. Forse fu quel qualsiasi a decidere la sorte della poveretta che morì ufficialmente di parto, ma ufficiosamente avvelenata, come capiterà nei secoli successivi ad altre favorite.

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Anna d’Austria, madre di Luigi XIV

Si arriva ad Anna D’Austria, descritta come una donna pia ed estremamente bella, non solo per la pelle candida e le bellissime mani, ma anche per il fatto che a quasi quarant’anni, per miracolo, ebbe due figli: colui che passerà alla storia come Luigi XIV il “Re Sole” e Filippo d’Orleans.

Essa è l’autrice di quello “scandalo” ante litteram, per la liason col duca di Buckingham raccontato dal buon Dumas nei “Tre moschettieri” e riuscì a rimanere incinta casualmente. Il re, suo marito, omosessuale, a causa di un temporale improvviso, si era ritrovato solo con lei. Nove mesi dopo nasceva il re Sole e dopo due anni,  suo fratello minore Filippo, detto Monsieur, palesemente omosessuale ma nonostante ciò dedito alla procreazione.

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A sinistra: Maria Mancini. A destra: Madame de Montespan

Il re Sole, apoteosi dell’Ancien Régime, dei fasti della corte e di un’epoca che toccava le sue vette più splendenti prima di declinare tragicamente, sposò Maria Teresa d’Asburgo, una moglie non all’altezza del suo ruolo di regina, che sostituì nel suo letto e in pubblico, con numerose favorite. La più conosciuta fu indubbiamente la marchesa di Montespan, colta, sagace, elegante e bella, riuscì a tenere legato a sé il re fino allo scandalo dei veleni, nel quale fu coinvolta.

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A sinistra: Madame Pompadur. A destra: Madame du Barry

Quello che è interessante notare, è il ruolo che le “amanti” o “favorite” sono riuscite a conquistarsi a corte nel corso dei secoli. Da semplici “oggetti” di piacere per il sovrano, portatrici di figli e imbarazzo per la morale cattolica, esse si tramutano in figure forti, determinate, colte, capaci di ottenere ciò che vogliono.

E mentre inizialmente, ad avere i ruoli di favorite, erano principalmente donne che appartenevano di “natura” allo status nobiliare, Luigi XV rompe ogni etichetta, portando a corte, prima la futura marchesa Pompadour, figlia di ricco borghese, e poi la Du Barry, una prostituta d’alto bordo.

… a Maria Antonietta d’Asburgo

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Maria Antonietta d’Asburgo

Si giunge, infine, a Maria Antonietta d’Asburgo, la “regina martire”, quella che la Craveri descrive fiera, con lo sguardo alto, inflessibile, il labbro leggermente sporgente mentre con disapprovazione veniva portata sul carretto nel luogo dell’esecuzione.
E’ interessante notare come Maria Antonietta, regina di Francia, appartenente agli Asburgo d’Austria, il meglio del sangue puro della nobiltà Europea, e la Du Barry, siano accomunate dallo stesso destino: la ghigliottina.

Quello che l’autrice, però, specifica è la diversità con cui entrambe vanno incontro al loro destino: la freddezza e la compostezza di Maria Antonietta, capace di rimanere impassibile come una vera regina, si contrappongono alle urla, il pianto e la disperazione della Du Barry, la meretrice che veniva dal popolo e che, nonostante i vestiti, lo sfarzo e i gioielli, sarebbe rimasta sempre una “popolana”.

Maria Antonietta e la sua eleganza, chiudono più di duecento anni di storia, di regine, di favorite, di intrighi, di avvelenamenti, figli legittimi e illegittimi, affari di veleni e di collane. La grande storia della monarchia francese finisce qui, con una regina diventata un mito.

Maria Antonietta Azara

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