RECENSIONE DE “LO SCRIGNO DI DUBHALTACH”DI MELISSA STUART

Buon giorno meraviglie!
In queste ultime settimane avete visto sulle mie Instagram stories una serie di foto della copertina de

“Lo scrigno di Dubhaltach” dell’autrice sarda Melissa Stuart. Il 12 Agosto 2017 alle ore 20:30 in Piazza del Principe a Porto Cervo si è tenuta la presentazione del romanzo “Lo scrigno di Dubhaltach” che ho deciso di raccontarvi qui sul blog accompagnata dalle foto di Max Giorgioni…

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⇒ LEGGI l’intervista a Melissa Stuart, autrice de “Lo scrigno di Duchaltach” ⇐

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Editore: Amazon

Autore: Melissa Stuart

Pagine: 186

Prezzo cartaceo: 10.00 €

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Sinossi. Leticia si rifugia a White rose Hall, proprietà della famiglia di sua madre da molte generazioni. Nell’antica dimora, una chiave misteriosa la porterà a scoprire un diario appartenente a Lady Annabelle Windham, una sua lontana parente. Attraverso le esperienze vissute dalla sua antenata, Leticia capirà cosa desidera dalla sua vita….

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Recensione de “Lo scrigno di Duchaltach”

Il romanzo si sviluppa su tre piani temporali: il II secolo a.C., il primo decennio del XVIII secolo e gli anni 2000. Le protagoniste del romanzo sono tre donne, fisicamente diverse ma unite da un fil rouge che nei secoli le accompagna, rendendole silenziosamente complici.

Leticia è una donna dei nostri tempi, vive a Cardiff  ed è provata da una relazione con un uomo sposato che ama ma, che è conscia, non lascerà mai la moglie per lei. Si rifugia a White Rose Hall, antica dimora di famiglia da secoli, dove è decisa a razionalizzare i suoi problemi e far sentire a Daniel la voce del suo silenzio.

Annabel vive nell’Inghilterra del 1709 a White Rose Hall insieme ai suoi genitori. E’ promessa sposa al conte Camden Gray, un uomo che non ama, freddo, abbietto. Un giorno intenta a curiosare in un’ala sconosciuta della casa trova uno scrigno, che aperto la trasporta in una foresta, dalla quale scappa per trovare riparo in mezzo alla tribù celtica…

Arinne viene dalla tribù celtica degli Ordovici. Ha i capelli color rame e gli occhi verdi e la sua bellezza esteriore è adeguatamente equiparata a quella interiore. E’ sposata con… e ha un figlio che ama più di se stessa. Possiede una sorella, Erienne,  che è rimasta vittima di un sortilegio ordito dal malvagio druido Ultan, un ragazzo da passato tormentato che davanti al rifiuto amoroso di Arinne, ha deciso di utilizzare le arti salvifiche dei druidi per far del male alla giovane e al suo promesso sposo. Arinne ha dovuto rinunciare al suo amato, alla felicità,

Ma chi erano gli Ordovici? Gli Ordovici erano una tribù celtica della Britannia prima dell’invasione romana.
Il nome “Ordo-vic-” probabilmente significa “coloro che combattono con il martello”.
Erano agricoltori e pastori, ma avevano una forte tradizione militare.  Furono tra i pochi popoli britannici a opporsi all’invasione romana.  Ciò provocò la dura reazione di Agricola, che, secondo Tacito, sterminò l’intera tribù. Da questo momento scomparvero dalla storia (77 – 78 d.C.)

Il romanzo, se letto con superficialità, può sembrare una semplice storia al limite tra il fantasy e il romanzo storico, ma è uno “scrigno”, per rimanere in tema con il titolo, di metafore nascoste che accarezzano temi delicati: dalla violenza di genere alla depressione, sino alle difficoltà di una donna innamorata  che non riesce a chiudere una storia di cui si sente costantemente la seconda scelta. I temi odierni sono tanti: quello filosofico che maggiormente mi ha colpita è la scelta del corso e ricorso storico, prerogativa vichiana.

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“Historia se repetit” Vico parla di “corsi e ricorsi storici” conosciuti con la frase latina “Historia se repetit”. Ciò non significa, come comunemente si interpreta, che la storia si ripeta. Significa, piuttosto, che l’uomo è sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei comportamenti storici. Ciò che si presenta di nuovo nella storia è solo paragonabile per analogia a ciò che si è già manifestato. Così, ad esempio, ad epoche di civiltà possono seguire epoche di “ritornata barbarie”; ad epoche nelle quali più forte è il senso di una determinata categoria, altre nelle quali si sviluppa maggiormente un altro aspetto della vita. La storia, dunque, è sempre uguale e sempre nuova. In tal modo è possibile comprendere il passato, che altrimenti ci rimarrebbe oscuro.

La particolarità vincente del romanzo di Melissa Stuart è che per la prima volta, il futuro serve al passato, e lo scrigno, creato da duemila anni, servirà a quello scopo: arriverà un futuro che sarà capace di modificare il passato. Arriverà una ragazza che riuscirà a cambiare le sorti di due innamorati segnate da un maleficio. Il futuro ha più forza e consapevolezza…il futuro vi aspetta tra le pagine de “Lo scrigno di Dubhaltach”.

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Maria Antonietta Azara

 

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