RECENSIONE DE “LA MARCHESA DI GANGES”

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi del racconto “La marchesa di Ganges”, uno dei diciotto, tratti da un’opera di Alexandre Dumas padre: “Delitti celebri”. Questo racconto è finalizzato a rendere partecipi i lettori della terribile sorte che spettò a colei che in Francia era conosciuta come la “Bella Provenzale”: una donna che tutte le fonti dell’epoca riportano come bella esteriormente e al contempo dotata di un’umanitas ed eleganza talmente elevate da lasciare senza parole tutti, persino il Re di Francia Luigi XIV, che la invitò a ballare per ben due volte…

⇒ SEGUIMI SU FACEBOOK

⇒ SEGUIMI SU INSTAGRAM

Autore: Alexandre Dumas

Editore: Sellerio Editore

Pagine: 85

Prezzo: 8,00 €

⇒ CLICCA QUI per acquistare “La marchesa di Ganges” di Dumas ⇐

Sinossi. Prima di finire tra i diciotto casi dei Delitti celebri di Alexandre Dumas padre, l’omicidio della marchesa di Ganges aveva già attratto il marchese de Sade. Verosimilmente a causa della crudeltà con cui si consumò la sorte, annunciata da una veggente, della bella e pura Marie di Rossan. Tanto famosa per la sua candida bellezza da essere ricordata da re e regine, era andata sposa in seconde nozze del marchese di Ganges, uomo dissoluto e avido; ed è nella cornice fosca del castello di famiglia, tra Avignone e Montpellier, che si attuò la cospirazione ordita dai fratelli del suo sposo. Dumas riporta il fatto da sperimentato cronista di nera, abile ad accentuare gli aspetti più sensazionali e a risuscitare nei colpi di scena il terrore della vittima.

Recensione de “La marchesa di Ganges” di Dumas

Il racconto si apre in una sera di fine Dicembre del 1657, quando da una carrozza senza stemmi, scendono due donne che nel silenzio della notte entrano in un palazzo, alla ricerca della sibilla La Voisin affinché potesse metterle in contatto con uno spirito.

“Sono giovane? Sono bella? Sono ragazza, donna o vedova? Ecco per il passato. Devo sposarmi o risposarmi? Vivrò a lungo o morirò giovane? Ecco per l’avvenire.”

Una delle due donne è Marie di Rossan: bella e pura, famosa per la sua candida bellezza, al punto da lasciare impressionati reali come il Re Sole e Cristina di Svezia.

La bella Marie, era al tempo la contessa di Castellane, in quanto a soli tredici anni sposò l’ufficiale delle galere del re, il conte di Castellane, molto più grande di lei. Quando l’uomo morì, Marie era giovanissima e ambita da tutti gli scapoli di Francia.

Tra questi, vi era il giovane marchese di Ganges, barone di Linguadoca, signore di Lenide, di cui si diceva fosse l’uomo più bello del regno. I due vollero incontrarsi e non trascorse molto tempo quando le nozze furono celebrate: i due, appena ventenni, erano belli e innamorati, ma non erano soli.

L’eredità che il marchese portava con sé, non constava del solo titolo nobiliare, ma anche dei fratelli, tre in tutto. Quelli che ci vengono raccontati da Dumas sono due: il cavaliere e l’abate. Sopratutto quest’ultimo, intelligente e scaltro, aveva preso quel titolo per godere dei privilegi ecclesiastici e non rimase indifferente alla bellezza e all’intelligenza della cognata. Tentò più volte di avvicinarsi alla donna che fiera del suo

Quando la giovane Marie, erediterà una cifra ingente dal nonno, il marito vorrà portarla a vivere nel fosco castello del piccolo marchesato di Ganges, un territorio tra Avignone e Montpellier.

Fu qui che si attuò la cospirazione perfida ordita dai fratelli del suo sposo, per motivi i più abietti, e per di più con risultati nulli.

Tra avvelenamenti, tentativi di fuga, colpi di spada, Dumas, mette in scena, con toni moderati, una vicenda che aveva scosso la Francia di Luigi XIV per la crudeltà e la brutalità dei gesti.

Senza tralasciare un particolare, approfondendo i moventi, seguendo la risonanza del caso tra l’opinione pubblica del tempo e nella memoria letteraria popolare, incalzando i colpevoli in fuga e nel seguito dei loro destini, lascia che dalla ferocia dei caratteri fluttui spontaneamente, senza un commento o un’osservazione moralistica, la ferocia dei tempi.

“La nostra intenzione è stata quella di colmare questo vuoto raccontando quello che i nostri predecessori avevano omesso e offrendo ai nostri lettori quello che offre generalmente il teatro e qualche volta il mondo: la commedia dopo il dramma.”

 

Maria Antonietta Azara

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.