LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

Buon giorno meraviglie!

Ho deciso di dedicare al mese di Giugno la recensione di questo libro: “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”  dello scrittore,  attore e regista Salvatore Basile.

E’ un libro delicato che mi ha accompagnata nel corso di tre notti, dedicando quelle ore di relax ad una storia misteriosa, dolce e al contempo dolorosa il cui tema è l’abbandono, o meglio, la paura di essere abbandonati.

Un libro meraviglioso, da regalarvi e da regalare, che non può mancare sotto il vostro ombrellone!

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Sinossi.  Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario, lo ripone nella valigia, ma promette di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina.
Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che vengono trovati ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano.
Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, incastrato tra due sedili, Michele ritrova il suo diario. Non sa come sia possibile, ma Michele sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui.
E c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito.

***

“Chi è stato tradito una volta cerca di non fidarsi più di nessuno, per timore di soffrire ancora. Ma quando un oggetto del passato torna a fare visita, l’unica possibilità di rimettere a posto le cose è rimettersi in cammino. Aprire il cuore agli altri può essere difficile, ma è l’unico rischio che porta in premio la felicità.”

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Salvatore Basile Liberamente Me Blog
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Prima di iniziare a leggere, mi sono chiesta: “Come può un uomo scrivere un libro con una trama del genere? Ci vuole coraggio ad entrare con delicatezza in una storia del genere!” Eppure sono rimasta piacevolmente colpita dalla penna dolce, pura, elegante di un autore che cammina in punta di piedi, lasciando ai suoi personaggi il centro della scena. Basile è in grado di farsi sentire dietro alle parole, senza mai abusarne. Una scrittura che va di pari passo con la storia: quella di un ragazzo abbandonato e di una ragazza che trascina con se un dolore.

I protagonisti sono Michele ed Elena.

Rigido e serio lui. Solare e spensierata lei.

Due persone diverse, apparentemente opposte, che si incontrano per puro caso e si ritrovano grazie ad un segno. Un quadernino rosso che vent’anni prima la madre di Michele aveva portato via con se, come unico ricordo tangibile di una vita che aveva voluto dimenticare. Michele sa che l’unica persona che può aiutarlo è Elena, perché nonostante il suo atteggiamento troppo teatrale ed i suoi comportamenti “amabilmente” invadenti è l’unica con la quale riesce ad aprirsi. I suoi 27 anni di vita sono stati condizionati solo da quell’evento. Da quell’addio mai compreso, mai elaborato, che ha racchiuso lo spirito del bambino di otto anni dentro ad un corpo di adulto che fa il capotreno della stazione di Mira Mira, lavoro ereditato dal padre, senza chiedere mai un giorno di ferie. Michele non parla con nessuno: interagisce solo con i treni che controlla, odora, sente parlare attraverso gli oggetti smarriti di chi è stato poco attento oppure ha deciso di dimenticare lì volontariamente. Allora il quaderno rosso cosa è? Un segno? Uno sbaglio? Una provocazione?

Questo non posso dirvelo, ma probabilmente è un oggetto talmente importante da spingerlo a cercare il fantasma che aveva inutilmente cercato di dimenticare in quei venti anni: sua madre! E’ viva? E’ stata su quel treno? Dove vive?

Risposte alle quali Michele troverà un perché…risposte che gli consentiranno di conoscere il mondo nella sua bellezza e bruttezza…risposte che condurranno solo ad un colore… Elena.

Lei così forte, sicura, divertente eppure lesa nel suo spirito da un dolore che non riesce a sopprimere.

Quanto costa rischiare di essere felici e provare ad amare, senza paura?

Quanto costa accettare un dolore viscerale che si è mangiato una parte di te?

Michele ed Elena lo scopriranno. Insieme.

Maria Antonietta Azara

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