“LA STANZA DELLA TESSITRICE”

Buon giorno meraviglie!

Oggi voglio parlarvi della presentazione de “La stanza della tessitrice” di Cristina Caboni, che si è svolta giovedì 25 Luglio 2019 presso la piazzetta della Chiesa di Cannigione, alle 21:30! 

Mi sono presa qualche giorno di riposo per riordinare le idee, le emozioni e le foto scattate da Max Giorgioni, per poter scrivere a mente lucida quanto più possibile sulla prima serata della rassegna letteraria “Liberamente Sopra Le Righe”, che come sapete, rientra tra gli eventi dell’Arzachena Summer Festival 2019.

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Presentazione de “La stanza della tessitrice”

Il romanzo “La stanza della tessitrice” si sviluppa su due piani temporali: presente e passato, quest’ultimo introdotto da un prologo ricco di pathos, che so aver emozionato molte signore del pubblico…

“Entra bambina, siedi al mio fianco. Chi ha il coraggio di superare le proprie paure è capace di tessere il filo della vita. Afferra il tuo, adesso, e compi il tuo destino…”

Entriamo nel vivo della narrazione, almeno nei primissimi capitoli, conoscendo la protagonista del presente, Camilla Sampietro, una ragazza rimasta orfana che viene presa in custodia dalla signora Marianne Leclerc, distinta discendente di una famiglia molto importante nell’ambito tessile e della moda. La donna le ha fatto e da madre e da mentore, ma in seguito a litigi e incomprensioni, Camilla si trasferisce a Bellagio dove percepisce di aver trovato il suo posto nel mondo. Inizia a lavorare secondo un principio: il tessuto di abiti passati ha ancora necessità di dare voce ai desideri di altre donne, per questo Camilla si occupa di “new style” ridare nuova vita a vestiti considerati vecchi, utilizzando il tessuto per la realizzazione di qualcosa di più moderno.
Una notte viene chiamata improvvisamente da Daniela, la nipote di Marianne con cui Camilla era cresciuta, che disperata le chiede di tornare a  Milano, perché l’anziana donna è stata ricoverata d’urgenza.
Tornare a Milano significa affrontare i problemi e i fantasmi che da quasi un anno si era lasciata alle spalle, tra questi anche Marco, l’uomo di cui è sempre stata innamorata, ma che l’ha sempre considerata come un’amica indifesa da proteggere.

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A sinistra: L’autrice Cristina. A destra: La relatrice Maria Antonietta Azara

Marianne fortunatamente riesce a salvarsi, ma il rimorso per non aver tenuto fede alla promessa fatta alla madre Caterina in punto di morte, le impedisce di vivere serenamente: avrebbe infatti dovuto ritrovare una bambina, per la quale, la madre ,cuciva e ricamava a mano vestiti meravigliosi, che custodiva in un baule. Sarà proprio in questi vestiti, che Camilla troverà cucito uno scrapolario, cioè un sacchetto di broccato con all’interno un fogliettino e pezzettini di piante.

“Secondo una tradizione che si perdeva nella notte dei tempi, quando le tessitrici erano anche sacerdotesse, gli scrapolari erano sacchetti di stoffa che non dovevano mai essere aperti e custodivano al loro interno l’essenza di chi li avrebbe portati, cuciti nei propri vestiti.
Proteggevano dai nemici e dai pensieri cattivi, rafforzavano la volontà, aiutavano ad avere fiducia in sè stessi. Attiravano la grazia del signore e degli angeli.
Erano composti da due pagine di stoffa e contenevano i brebus, parole di grande forza che appartenevano alle tradizioni di quella terra antica.
Spighe di lavanda, fiori di elicriso, grani di frumento, orzo, doni della terra. Preghiere scritte in modo fitto.”

Durante la narrazione de “La stanza della tessitrice” compaiono delle digressioni che ci riportano alla Sardegna di fine anni’20 e nella Francia e Italia dagli anni’30 durante la seconda guerra mondiale. Ma la Caboni riuscirà, attraverso le sue trame tessute con sentimento, a creare una geografia dei sentimenti che ci spingerà fino all’India.

“La stanza della tessitrice”, dal punto di vista stilistico, riprende alla perfezione il modus operandi dei precedenti romanzi di Cristina Caboni, per la presenza dell’intestazione specifica all’argomento trattato nei diversi romanzi, ad ogni capitolo. In questo caso si parlava di tessuti e della loro simbologia o funzione: ma soprattutto c’è il ritorno di Parigi, dove andremo a scoprire scoprire di più sulla leggendaria Maribelle, una stilista passata alla storia con l’appellativo di “tessitrice di sogni” e misteriosamente morta in un incendio nella sua casa parigina…

La sorpresa…

Più leggevo il romanzo di Cristina Caboni, più mi convincevo di voler esporre sulla piazza qualcosa che potesse dare lustro all’arte del ricamo e della tessitura. Da anni mi soffermavo a guardare la vetrina dell’Atelier Sorelle Asole, situato in Via Regina Elena 123 a Olbia, incantata dalla magia della bellezza che i loro accessori e vestiti trasmettevano. Raccontavano di un’epoca passata con qualche tocco di presente, e non ho potuto non pensare a loro quando mi è balenata l’idea di esporre esempi di ricamo.

“… E a chi ti chiede un abito, non negare mai la benedizione dello scrapolario. Fai che sia felice chi lo porterà. Interroga chi chiede il tuo aiuto e dopo cuci per lui ciò che desidera”.

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Alcune delle creazioni dell’Atelier Asole

Andare nell’Atelier di Stefania e Monica è stato istruttivo e fantastico per me: si respira un’aria serena e contemplativa, quasi sacra. “La bellezza è per tutti, non per pochi. Quando creo qualcosa, ricamo pregando, perché desidero che la persona che indosserà ciò che io ho creato con la guida di Dio, possa aiutarla ad avere ciò che desidera, a stare bene, ad essere serena e felice. Il ricamo è preghiera….” mi dice Stefania con il suo sorriso spontaneo e contagioso. Non posso che rimanerne affascinata ed è lì che ho capito che avevo trovato la “mia tessitrice” e che ero “nella stanza della tessitrice” giusta.

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La tessitrice Stefania Asole, spiega quanto sia importante pregare durante la tessitura, come buon augurio a colei che indosserà l’abito prescelto.

Alla serata Stefania ha raccontato che in ogni abito creato, inserisce una medaglia della Madonna, come benedizione. La stessa autrice è rimasta stupita dalla somiglianza di pensiero e di amore per la tessitura che contraddistingue una delle sue protagoniste e la nostra tessitrice e anche voi, che nel post presentazione vi siete avvicinate ad ammirare la maestria di mani che seguono il ritmo di un cuore magico.


Io non posso non ringraziare l’autrice Cristina Caboni per aver accettato il nostro invito, l’Amministrazione Comunale di Arzachena, La Libreria dell’Isola Book Store Mondadori per seguirci in questi eventi estivi e Angela Pala, la libraia che da più di dieci anni consiglia e incoraggia la lettura in tutto il territorio di Arzachena e Costa Smeralda.

Il grazie infinito lo devo a tutte le persone che hanno deciso di trascorrere la serata in nostra compagnia, con curiosità, emozione, divertimento. Il pubblico che mi piace è sempre stato quello che ascolta, ma che comunica: con gli occhi, le risate, il racconto di qualche aneddoto, le domande e le curiosità che espone. I libri servono a comunicare e io vi do appuntamento a Giovedì 8 Agosto 2019 alle ore 21:30 presso la piazzetta di San Giovanni Battista di Cannigione con “Le stelle di Capo Gelsomino”, il nuovo romanzo di Elvira Serra, nota firma del Corriere della Sera. Vi aspettiamo 😉

 

Maria Antonietta Azara

 

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