INTERVISTA A MELISSA STUART AUTRICE DE “LO SCRIGNO DI DUBHALTACH”

Buon giorno meraviglie!
Oggi voglio parlarvi della presentazione che si è tenuta a Porto Cervo in Piazza del Principe il 12 Agosto, nella quale ho avuto il piacere di presentare l’autrice emergente Melissa Stuart.

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1) CHI E’ MELISSA STUART ALIAS SILVANA GUDDELMONI?

Melissa Stuart è il mio alter ego. Melissa, per il fatto che in realtà mi sarebbe piaciuto chiamarmi così e Stuart, in riferimento all’ultima dinastia reale cattolica britannica. Infatti ho sempre avuto sin da piccola un forte legame con le terre di Gran Bretagna e Irlanda, pur non avendole mai visitate. Si tratta di un amore incondizionato, paragonabile solo a sentimenti familiari. La loro storia mi ha sempre affascinato, in particolar modo i misteri che avvolgono i siti megalitici, come ad esempio Stonehenge. Mi definiscono sempre una persona d’altri tempi, proprio per il mio amore per tutto ciò che evoca tradizioni ancestrali. Ciò non significa che io non ami la mia terra, infatti, nei prossimi manoscritti ci saranno dei collegamenti con la storia della Sardegna, ricca di cultura magica.

2) HAI SCELTO UN NOME DOLCE E UNO CHE RICORDA UN PERIODO CRUCIALE E VIOLENTO PER L’INGHILTERRA. UNA SCELTA OSSIMORICA CHE TI RISPECCHIA NELLA VITA QUOTIDIANA?

Certamente. Nella vita io sono Melissa, che proviene dal greco Meli, che significa miele. Nella mitologia greca era il nome di una ninfa, mentre un altro esempio è dato nel poema “L’Orlando furioso” di Ludovico Ariosto, dove Melissa è una fata. E poi sono Stuart, come la famosa Maria Stuarda, regina di Scozia e cugina di Elisabetta I d’Inghilterra, simbolo della controriforma nelle lotte tra la Spagna cattolica e l’Inghilterra protestante, meglio conosciuta come “Maria la sanguinaria”, da cui prende nome il famoso cocktail “bloody Mary”.

3) COM’E’ NATO IL ROMANZO “LO SCRIGNO DI DUBHALTACH?” LA SCELTA DI QUESTO NOME MISTERIOSO?

Nasce innanzitutto da una passione che ho sempre coltivato sin dall’adolescenza. Ho scritto dei racconti che non ho mai pubblicato. Circa due anni fa ho deciso di aprire quel cassetto che conteneva un sogno costudito nella mia mente da diverso tempo. Ma il romanzo è stato anche il mio “modus operandi” attraverso il quale ho potuto metabolizzare un dolore personale, e scrivere mi ha aiutato a dare libero sfogo ai pensieri. Un rimedio naturale insomma, una “purificazione del mio io”. Il nome Dubhaltach, che in irlandese significa “uomo dai capelli neri”, è in riferimento ad uno scrittore irlandese della seconda metà del 1600 D.C., di nome Dubhaltach Macfhirbhisig, di cui sappiamo solo che era uno scriba, un traduttore, uno storico e genealogico e che la sua vita privata è totalmente avvolta nel mistero.

4) HAI SCELTO TRE PIANI TEMPORALI IN CUI AMBIENTARE LA STORIA. PERCHE’ TRE E NON DUE?

Ho scelto tre periodi che vanno a formare una “triade” sia a livello caratteriale dei personaggi, sia sul piano delle differenze culturali, che però durante la narrazione, vanno a completarsi formando un’unica identità, risolvendo peraltro gli enigmi presenti. Il numero tre è un simbolo che ricopre sin dall’antichità un ruolo importante nel contesto storico indoeuropeo. Già presso Aristotele infatti, è considerato il numero perfetto, poiché comprende l’inizio, il mezzo e la fine. E’ insomma una totalità, rappresenta l’infinità, la perfezione, la grandezza, il potere e la forza del mondo. Le mie protagoniste contengono questi elementi. La triquetra celtica è un esempio dell’importanza del numero tre per questi popoli.

5) GRANDE SPAZIO ALL’INTERNO DEL ROMANZO HA IL MONDO CELTICO (II SECOLO A.C.). PERCHE’ HAI SCELTO QUESTA SOCIETA’ COSI’ COMPLESSA?

I Celti sono una società complessa da conoscere, perché al contrario delle società Greche e Romane, non hanno lasciato documenti scritti. Era loro proibito l’uso della scrittura. Ciò non significa che questi popoli non sapessero scrivere. I loro “sacerdoti”, i druidi, usavano ad esempio l’alfabeto greco per redigere documenti pubblici e privati. Inoltre usavano l’alfabeto “ogamico”, una scrittura usata a scopo magico. Ciò che conosciamo di loro ci è dato da qualche reperto archeologico e dalle testimonianze di alcuni scrittori classici, tra cui l’imperatore romano Giulio Cesare che, nel suo “De bello Gallico”, descrive ampiamente la loro cultura. Ed infine, per quanto riguarda i Celti “insulari” di Gran Bretagna ed Irlanda, possediamo i manoscritti redatti dai monaci cristiani che dal 600 D.C., iniziarono a riportare su carta le tradizioni dei loro “avi”, attraverso dei poemi epici e mitologici. Ricordiamo ad esempio “IL LEBOR GABALA ERENN”, ovvero il libro delle invasioni d’Irlanda, “LA PRIMA E LA SECONDA BATTAGLIA DI MAG TUIRED” ed infine come escludere il “ ciclo arturiano”, patrimonio medievale delle leggende storiche di questi nostri “padri”.

6) LO SCRIGNO E’ IL MEZZO ATTRAVERSO IL QUALE SI PUO’ TORNARE INDIETRO NEL TEMPO: QUAL’E’ LA VALENZA DI QUESTA SCELTA AUTORALE?

Lo scrigno è sia una metafora, sia un simbolismo. Per la prima, è un passaggio tra il mondo umano e l’altro mondo, quello dell’aldilà. Uno scrigno è di per sé un contenitore e in termini simbolici, può rappresentare un insieme di emozioni, di sentimenti, esperienze di vita, di ricordi. Ci sono migliaia di interpretazioni da vagliare, e lascio ai miei lettori la scelta migliore.

7) CHI E’ ULTAN NELLA SOCIETA’ ODIERNA? VITTIMA O CARNEFICE?

Ultan rappresenta la “miseria umana” in tutte le sue sfaccettature. In primo luogo è metafora di un grave problema della nostra società, una vera piaga. Mi riferisco alla violenza di genere, che sappiamo benissimo che non si manifesta soltanto attraverso le sevizie fisiche, ma anche con quelle psicologiche, a mio parere maggiormente pericolose perché lasciano tracce indelebili nell’anima di chi le subisce. In questo personaggio ho voluto evidenziare la malvagità, l’efferatezza, ma anche la stupidità. Il suo comportamento però scaturisce dalla sua infanzia, e con ciò ho messo in risalto il problema delle violenze sui minori. Queste due casistiche sono fortemente legate, dunque Ultan è sia vittima che carnefice.

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8) VOGLIO SAPERE UNA CARATTERISTICA CHE TI AVVICINA A ARINNE, UNA AD ANNABELLE E UNA A LETICIA.

Per quanto riguarda Leticia, direi il suo romanticismo. La sua lotta interna nasce proprio dal credere nell’amore vero, nonostante le esperienze negative. Di Annabelle, mi appartengono l’impetuosità, l’impulsività, il carattere ribelle. Praticamente tutto. Di Arinne, la forza e la speranza di vivere una vita felice oltre ogni ostacolo.

9) A QUALE DELLE TRE PROTAGONISTE TI SENTI PIU’ VICINA E PERCHE’?

Ad Annabelle, senza dubbio. Io posso essere allo stesso tempo dolce, remissiva, impulsiva, impetuosa, debole, forte. E’ un’anima libera, un fiume che scorre placido e rompe gli argini alla prima tempesta, proprio come me.

10) L’OPERA FA PARTE DI UNA TRILOGIA. CI ANTICIPI QUALCOSA?

Certo. Nel secondo volume, Annabelle viaggerà nel “nuovo mondo”, e vivrà un’avventura nelle colonie inglesi della Virginia e del Maryland del 1700, esattamente nella Baia di Chesapeake. Il secondo libro sarà intitolato: La guaritrice del Rappahannock.

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Maria Antonietta Azara

 

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