INTERVISTA “LA RICETTA SEGRETA PER UN SOGNO”

Buon giorno meraviglie!

Oggi posso finalmente parlarvi di un romanzo al quale tengo tantissimo perché è da un ben anno che attendo la sua pubblicazione. Parlo del nuovo romanzo di Valentina Cebeni “La ricetta segreta per un sogno” edito da Garzanti e in uscita i 18 Febbraio 2016 presso tutte le librerie d’Italia.

Ho posto alcune domande a Valentina affinché tutte possiate capire che storia meravigliosa si celi dietro Elettra e la sua vita… Grazie Vale perché sei una persona speciale!

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Ciao Maria Antonietta, grazie per la calorosa accoglienza nel tuo bellissimo blog! Prima di rispondere alle tue domande vorrei ringraziarti perché hai creduto nella mia penna e nel mio “estro culinario”, per non dire la mia voglia di pasticciare ai fornelli, ben prima che “La ricetta segreta per un sogno” ottenesse l’agognata pubblicazione, offrendomi uno spazio fra le tue pagine, ma soprattutto grazie dal profondo del cuore per la tua amicizia e la tua professionalità. Grazie, davvero.

E ora cominciamo!

  1. Hai deciso di chiamare la tua protagonista “Elettra”, un nome con un significato importante e storico. C’è una scelta dietro questo nome?

Elettra è un nome importante e imponente, che come ben sai appartiene alla mitologia, ed è stato un nome che ho fortemente voluto. Feci una scelta simile anche per la protagonista del mio primo romanzo e questo perché ritengo centrale l’importanza delle radici, capire e conoscere il nostro passato per vivere in piena coscienza con il presente. La mitologia greca fa parte di noi, è da lì che è nata la civiltà che oggi conosciamo, lì sono natale le storie che ancora ci incantano. Lei rappresenta quelle stesse radici che anche la mia Elettra cerca nel mondo.

2. Elettra vive in un mondo ovattato creato dalla mare e si ritrova all’improvviso a fare una vita che non vuole e un mestiere che non si sente in grado di compiere: curare le persone attraverso il cibo! Cambierà qualcosa in lei?

Cambierà, e molto, non appena inizierà ad indagare sul passato di sua madre, e soprattutto a guardare più in profondità dentro se stessa, ad accantonare la rabbia che prova verso Edda e a conoscere quella Elettra che non si è mai permessa di incontrare, schiacciata da una vita che per molto tempo ha corso più veloce di lei. Perché è proprio attraverso la conoscenza del passato, e il bisogno che si ha a volte di riappacificarsi con lui, che si giunge alla conoscenza di sé. Che ci si riappacifica e riappropria della vita.

3. Grazie a tutta una serie di segni universali (come li definirebbe Coelho) la tua protagonista riesce a giungere nell’Isola di Titano, scoprendo a poco a poco aspetti della madre, che durante la vita insieme a lei, fianco a fianco, non era riuscita a scoprire. Ci sono cose non dette che costituiscono più verità di quelle conosciute?

La verità ha molte forme, e spesso il modo di scoprirla e comprenderla è quello che ci sembra essere più indiretto, a volte sbagliato. Elettra, infatti, scopre una connessione profonda con sua madre proprio quando si allontana da lei, nonostante la ragione le  imporrebbe di starle accanto e accudirla nel letto d’ospedale in cui si trova. Eppure è seguendo gli indizi disseminati sul suo cammino da un destino magico che Elettra incontra la vera Edda, la sua storia, la fragilità di una ragazza diventata donna troppo in fretta, le ragioni dei suoi silenzi assordanti.

Ed è lì che lei scoprirà anche se stessa, guardando negli occhi quel passato di cui sua madre si è sempre rifiutata di parlarle, un passato che scorre parallelo al binario della sua vita, in un gioco di specchi che condurrà alla verità.

4. L’Isola del Titano esiste?

L’Isola del Titano è un non luogo, un’isola creata dalla mia fantasia che tuttavia ho voluto dipingere con i colori dell’isola da cui proviene mia madre, lo splendido scenario di tutte le mie stati che porto inciso nel cuore: la Sardegna. Molte delle ricette di Elettra sono tratte proprio dalla tradizione sarda, da quella della mia famiglia, così come il maestrale che spira sull’Isola e le donne vestite di nero che Elettra incontra al suo arrivo sono le stesse che io incontravo in paese quando ero solo una bambina, donne vestite degli abiti che indossavano mia nonna e alcune delle sue sorelle. Figure femminili forgiate da una vita difficile, che ho sempre ammirato, in cui il loro carattere indomito si fonde in un unicum perfetto con le asperità geografiche dell’isola. L’Isola del Titano, perciò, rappresenta quella magia che nel mio angolo di Sardegna a poco a poco ho visto scemare, come in parte è giusto che sia, e che tuttavia ho voluto trattenere ancora un po’ con me, accanto al cuore.

5. A fare da sfondo alla vicenda c’è l’amore che nasce tra Elettra e un giovanotto dell’Isola dal quale si sente attratta nonostante provi a difendersi dall’amore di un uomo e di un padre che non ha mai avuto! Credi che la paura di amare sia più forte dell’amore stesso?

Elettra rifugge l’amore perché è ferita, confusa e molto spaventata. I suoi modelli di riferimento affettivi si esauriscono a sua madre, che tra l’altro le ha sempre negato la possibilità di avere un patrigno o una qualsiasi figura maschile accanto che lei potesse ergere a modello, per questo ha una paura tremenda di amare. A questo, poi, si aggiunge il naufragio della sua  ultima relazione, quella su cui aveva investito molto, che la spinge a chiudersi all’altro, a convincersi quasi di non meritare l’amore, ed è questa convinzione a impedirle di lasciarsi amare, che spesso la blocca nel rapporto con Adrian.

L’amore, però, non si ferma mai; è una forza implacabile, invincibile come la vita, capace di trovare la strada sfidando qualsiasi avversità. Perché l’amore è la vita, ed è quello che siamo.

6. Come nasce la tua passione per la cucina?

Credo sia nata insieme a me, fisicamente, altrimenti non saprei spiegare i miei quattro chili abbondanti alla nascita!

A parte questo, però, la passione per la cucina nasce proprio da mia madre e dalle sue radici sarde: ricordo ancora come da bambina la aiutavo insieme a mia sorella a formare le origliettas (un dolce tipico), grattando poi dalla padella rovente la salsa al miele che lei modellava a mò di caramelle. Ricordi per me molto preziosi, che indubbiamente hanno alimentato la mia passione per questa lingua universale fatta di amore e di ricette.

7. Tra tutte le ricette, scegli di dedicare particolare importanza  al pane all’anice. Come mai?

E’ stato proprio dal pane che ha preso vita “La ricetta segreta per un sogno”; stavo leggendo una recensione su un libro che raccontava proprio dell’importanza del pane nelle diverse culture , di quanto questo alimento così semplice, povero se vogliamo, rivesta un ruolo centrale n quasi tutte le nostre civiltà, e a ciò si unisce il valore simbolico che il pane ha. Il pane rappresenta il corpo di Cristo, il più grande dono e simbolo d’amore che esista, perciò ho voluto che fosse proprio lui il tramite fra Edda e Elettra, madre e figlia, passato e presente: perché l’amore ci lega tutti indissolubilmente.

8. In che lingue verrà tradotto nell’immediato “La ricetta segreta per un sogno”?

Sono entusiasta di annunciarvi che la storia di Elettra sarà tradotta in lingua inglese e tedesca, anche se come ogni scrittore spero che questa avventura raggiunga il massimo numero di lettori. In ogni angolo del mondo, naturalmente.

Grazi per il tuo tempo e un caloroso abbraccio a te e ai tuoi lettori; vi aspetto tutti in libreria!

Maria Antonietta Azara

2 commenti su “INTERVISTA “LA RICETTA SEGRETA PER UN SOGNO””

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