ALLUVIONE CLEOPATRA: L’UOMO CHE MI HA SALVATO LA VITA

Come è nata l’antologia “L’Isola Che C’è. Acqua Amara”? Cosa è successo la sera del 18 Novembre 2013? Ecco tutta la mia verità sul ciclone Cleopatra…

Cari lettori,

inauguro il post col chiedere scusa a tutti coloro che si aspettavano dicessi qualcosa in merito alla giornata di ieri in qualità di curatrice e autrice di un’opera benefica a riguardo! Ho preferito il silenzio, perché spesso vale più di mille parole, per non rischiare di cadere nei soliti clichè quando si trattano argomenti delicati come questo: L’ALLUVIONE CLEOPATRA DEL 18 NOVEMBRE 2013. Io c’ero, l’ho vissuta, io, come buona parte dei miei concittadini, abbiamo rischiato la vita… un anno fa a quest’ora giravo invano con l’auto per Olbia (di ritorno da Sassari) per cercare di arrivare a casa. Due ore di colonna, di gente che con gli stivali di gomma camminava nell’acqua e dava indicazioni a noi automobilisti su dove andare e dove non andare perché la macchina sarebbe stata semi sommersa.
Strade d’acqua che avrebbero lasciato spazio a strade di fango nei giorni successivi. Odore di benzina di barche nell’aria… gommoni che portavano in salvo persone e poi il parcheggio che ho trovato per caso. Quei soli 500 metri che mi separavano da casa. La voglia di riabbracciare la mia famiglia… Ho iniziato ad inoltrarmi in via Vittorio Veneto.
Inizio ad inoltrarmi nell’acqua senza essere  inizialmente fermata dai mezzi di competenza.
-“Ehi signorina che fa?”
-“Cerco di tornare a casa”
-“Dove?”
-“Via …”
-“Vada a nuoto se riesce, altrimenti aspetti qui fino a domani mattina alle 6:00” mi disse ridendo un addetto della protezione civile o dei vigili del fuoco a suon di sfottò.
La stanchezza di chi è fuori di casa dalle sei del mattino mi annebbiò la mente. Iniziai ad incamminarmi.
Sentivo l’acqua sempre più alta sulle gambe. Ero spaventata nel sentire quell’acqua viva che inzuppava i jeans e le hogan, finchè un muro all’altezza di via Vittorio Veneto crollò alla mia sinistra e l’acqua iniziò a cadere nel giardino generando una corrente che rischiò di trascinare pure me.
Ho respirato, mi sono fatta forza e sono riuscita a proseguire. Le strade erano buie. Qualche civile mi aiutò ad attraversare la strada finchè in corrispondenza di un incrocio la corrente aumentò e io rischiai di essere nuovamente trascinata. Mi attaccai ad un palo e non potei proseguire oltre. L’acqua arrivava alla pancia e avevo i libri universitari ritirati quel giorno da salvare. C’era freddo e ogni tanto tendevo la mano ai furgoni della protezione civile che passavano, vedevano e nonostante tutto, procedevano dritto.

L’uomo che mi ha salvato la vita

Mio fratello, al telefono quasi scarico, mi teneva compagnia mentre arrivava a nuoto verso di me… lo bloccarono e rimasi ancora sola finchè allungai l’ennesima mano verso le luci di quello che sembrava un fuoristrada in arrivo e questo accostò al marciapiede dove stava il palo. Era un civile, un padre di famiglia che preoccupato mi rassicurò.
Mi tese la mano e riuscì a salire in auto imbarazzata per il fatto di essere inzuppata dai piedi alla pancia pensando di recare disturbo e di bagnargli la macchina.
Si rese conto del mio disagio.
-“Tranquilla, dovevo portarla a lavare. Dove devi andare stedda mè?”
Da quel momento ci vollero 40 minuti per riuscire a raggiungere casa mia, da vie che solo un fuoristrada come quello avrebbe potuto percorrere. Ricordo che tremavo di freddo e di paura. Era pur sempre un estraneo e nonostante avesse rassicurato mio fratello al telefono, la paura c’era sempre. Non credevo che in quell’inferno avessi potuto trovare un angelo come quell’uomo. In situazioni come quella si pensa alla propria sopravvivenza ma non era quello il caso: qualcuno lassù mi stava donando la sua mano tramite quell’uomo che mi disse di essere passato per via Vittorio Veneto per caso…un caso…
-“La prego mi dica come si chiama. Vorrei ricordare il suo nome e farlo presente ai miei genitori per ringraziarla” dissi giungendo sotto casa, felice come non mai.
-“Mi chiamo …. Non mi dovete dire grazie è come se fossi mia figlia”
Chiusi quello sportello e raggiunsi casa dove mi aspettava preoccupata la mia famiglia e dove iniziarono ad arrivare i messaggi, le chiamate, le mail di tutte le persone che mi vogliono bene e che erano preoccupate per me… davvero tante.

“L’Isola Che C’è. Acqua Amara”

Ecco che a distanza di diversi mesi dalla nascita del progetto, è nata l’antologia “L’Isola Che C’è. Acqua Amara” per la casa editrice romana Cultura e dintorni. Devo ringraziare l’editore Luca Carbonara per aver creduto nel progetto e gli altri quindici autori, in buona parte amici, che hanno donato una loro opera. Glauco Cartocci, Maria Thea Chiodino, Barbara Cidda, Emanuele Cioglia, Mario Fadda, Filippo Pace, Osvaldo Rossoni Annalisa Seveso e tanti altri. Ultimo ma non meno importante l’ideatore della copertina e delle opere pittoriche contenute all’interno dell’appendice fotografica, l’artista contemporaneo Giampiero Pileri. L’antologia è nata dalla voglia di offrire una piccola mano alla mia città, la stessa mano che quella sera quell’uomo mi porse per togliermi dall’inferno. Un’opera la cui vendita è finalizzata al bene della collettività che ha perso tutto, ma che nel suo significato profondo ha il compito (per me quasi dovere) di ricordare cosa abbiamo dovuto subire noi “salvati” per e nel ricordo di coloro che sono stati “sommersi” dal fango. E per “sommersi” non mi riferisco esclusivamente alle vere vittime del menefreghismo umano, ma anche a coloro che hanno dovuto subire il lutto, coloro che hanno dovuto subire la paura di non poter rivedere i propri cari, coloro che hanno aiutato il prossimo nonostante avessero perso tutto.
Ecco la mia verità, ecco una delle tante e vere storie di quel 18 Novembre 2013. Non mi importava ricordare quel giorno nel suo anniversario, mi importa ricordarlo tutti i restanti 364 giorni l’anno. Questo è uno di quelli…

Maria Antonietta Azara

2 commenti su “ALLUVIONE CLEOPATRA: L’UOMO CHE MI HA SALVATO LA VITA”

  1. Maria Antonietta hai perfettamente ragione dobbiamo continuare a ricordare, sempre. Grazie per aver condiviso con noi questa terribile esperienza. E un grazie anche a quest angelo che ti ha aiutata.

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