MARCO CONTI E IL SUO “VIOLINISTA DEL DIAVOLO”

Buon giorno meraviglie!

Oggi ritorno a parlarvi di un autore che ho già avuto modo di presentarvi: Marco Conti, un giovane scrittore che dopo “Il Confine” ritorna con una nuova serie di racconti editi dalla casa editrice Amico Libro. Il romanzo si intitola “Il violinista del diavolo” nel quale ha scelto di raccontare nove storie vere, appartenenti al degrado e alla sofferenza della nostra società, per sottolineare come ci siano vittime e carnefici, scegliendo però di non impietosire il lettore…

Ho scelto di parlarvi del romanzo attraverso un’intervista in cui l’autore parla di sé, della genesi dei suoi romanzi, il suo lavoro, la percezione della vita.

Signore e signori, vi presento Marco Conti!

  1. Chi è Marco Conti?
Marco Conti è un assistente sociale con la passione per lo sport e per libri. È un giovane che insegue i suoi sogni e le sue passioni con grinta, ambizione e tanta umiltà. Che fa della voglia di migliorarsi e di mettersi in gioco, giorno dopo giorno, una delle armi migliori. Un ragazzo a cui piace volare sempre basso, ma allo stesso tempo un sognatore, con la testa perennemente tra le nuvole. Un tipo perso dietro alle nuvole a alla poesia (per dirla alla Guccini). Un tipo
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solitario, che non ama la vita mondana e il caos. Un amante della letteratura e dei gatti. Che preferisce una passeggiata sul lungomare ad un aperitivo in centro, o una pizza con poche persone care ad una serata in discoteca.
2. Com’è nata la tua passione per la scrittura e quali sono gli autori da cui trai ispirazione?

     Ho sempre amato scrivere, fin dalla giovane età, sui banchi di scuola. Credo molto nella forza comunicativa della scrittura e delle parole. Mi considero un autore di racconti, vista la piega che ha preso il mio percorso letterario, genere particolare e poco amato dagli editori. Tanto che non sono molti gli autori che si cimentano in questo genere. Ma prima di essere uno scrittore, molto prima, mi considero un accanito lettore, e mi sento, in tal senso, figlio di quel filone di scrittori “dannati” della letteratura americana del 1900. Adoro in particolar modo Fante e Bukowski, e, soprattutto, Raymond Carver, che considero il maggior esponente della “Short Story”. In Italia il mio punto di riferimento è sicuramente Andrea G.Pinketts, quello che considero il mio maestro, e che da due anni mi ha preso sotto la sua ala protettrice, fornendomi consigli, confronto e collaborazioni per me preziose.

3. Nei tuoi racconti parli continuamente di un “DIO” sordo al chiasso della disperazione e della miseria sociale. Credi, non credi?

No, non credo in nessun Dio, o in chi per lui. Purtroppo non riesco ad avvicinarmi ad una dimensione spirituale, ma resto ancorato ad una visione cinica e pragmatica della vita. Credo, o almeno mi sforzo di farlo, nell’uomo e nei suoi valori. Nella sua capacità di fare ancora del bene, di riconoscere i suoi errori. Credo nel rispetto e nel confronto. Nel potere della parola e della cultura. Credo nella solidarietà e nelle buone intenzioni di una società che andrebbe ricostruita partendo dalle fondamenta valoriali. Una società tecnologica ma allo stesso barbara. Credo nel potere dell’istruzione, della prevenzione e della sensibilizzazione. Credo, o quantomeno mi sforzo di farlo, in qualcosa che somiglia molto alla speranza.

4. In questo romanzo, come nel precedente (Sul confine), compari tu o il tuo libro perché questa scelta?

Nessuna motivazione particolare. Nei miei racconti amo i riferimenti musicali e letterari. Cito canzoni italiane a me care e libri che porto nel cuore. Mi piacciono questi parallelismi letterari. Ogni tanto cito anche me stesso, ma è più una presa per i fondelli che un vero e proprio artificio letterario. Un modo come un altro per non prendermi mai troppo sul serio.

5. Nel tuo lavoro sei costantemente a contatto con storie simili a quelle che racconti. Come si incassano, umanamente parlando, le storie difficili con cui devi fare i conti quotidianamente?

Purtroppo non si incassano. E’ molto difficile capacitarsene, farsene una ragione e metabolizzarle. Soprattutto in caso di insuccessi professionali. Si trasformano in cicatrici che inevitabilmente mi porto a casa. In fantasmi che ogni tanto destano il mio sonno nel cuore della notte. Ecco perché ho necessità di scrivere. In questo senso scrivo per disinfettare le mie ferite, oltre che per comunicare, per incanalare le sofferenze che tocco con mano verso una dimensione costruttiva e comunicativa. Per trasformarle in occasione di riflessione e ricostruzione per me e per i miei lettori.

6. A quale racconto sei più legato? Perché?

I racconti che fanno parte del “Violinista del diavolo” sono tutte storie vere che io ho visto e vissuto. Quindi non c’è uno che prevale sugli altri. Sono legato a tutti in egual misura. Se dovessi sceglierne uno, beh, allora sceglierei quello da cui tutto è partito, e che rappresenta l’introduzione agli altri otto racconti. Nato casualmente, una notte di mezza estate, quando ormai la mia motivazione sembrava stesse andare a scemare. Quello che ha riacceso la lampadina, e che ho nominato, appunto, “il violinista del diavolo”.

7. Prossimamente ti troveremo impegnato a lavorare su progetti diversi o tratterai sempre di tematiche sociali?

Francamente non saprei. Per ora voglio concentrarmi sulla diffusione di questo nuovo progetto. Attendo la reazione e il parere dei miei lettori. Mi piace mettermi sempre in gioco e sperimentare cose nuove, quindi sono curioso anche io di vedere dove mi porterà la mia ispirazione. Non escludo nulla, ma penso che non mi discosterò dal raccontare e denunciare la società e i suoi orrori.

8. Dai, ai miei lettori, tre motivi per acquistare il romanzo.

Bella domanda. Dunque, per aprire gli occhi su determinate realtà e sfumature della nostra società, riflettere sul degrado e sulla solitudine, soffermarsi sulla consapevolezza che chiunque, in una fase della propria vita, può essere stato non solo una vittima ma anche un carnefice. Un creatore, più o meno consapevole, di sofferenza.

Per la prosa musicale, scorrevole e mai banale. Tagliente e originale. Che non ha paura di ferire o nuocere.

Per lasciarsi trasportare da nove storie vere che, durante la narrazione, alternano le carezze agli schiaffi, che iniziano con un bacio e terminano con pugno nello stomaco.

 

Maria Antonietta Azara

 

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INTERVISTA “LA RICETTA SEGRETA PER UN SOGNO”

Buon giorno meraviglie!

Oggi posso finalmente parlarvi di un romanzo al quale tengo tantissimo perché è da un ben anno che attendo la sua pubblicazione. Parlo del nuovo romanzo di Valentina Cebeni “La ricetta segreta per un sogno” edito da Garzanti e in uscita i 18 Febbraio 2016 presso tutte le librerie d’Italia.

Ho posto alcune domande a Valentina affinché tutte possiate capire che storia meravigliosa si celi dietro Elettra e la sua vita… Grazie Vale perché sei una persona speciale!

Clicca qui per seguire Valentina Cebeni

Clicca qui per seguire Garzanti Editore

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UN SABATO ALLA SPA

Buon giorno meraviglie!

Il mese di Gennaio è stato molto faticoso a causa degli esami e per questo ho deciso di ritagliarmi un sabato pomeriggio alla spa con la mia amica Sara, per dedicarmi a due ore e mezza di relax completo…Vi ho portato con me in questa esperienza e spero che vi piaccia e vi dia spunti per il vostro prossimo week end di relax…

Ragazze, ne avevo bisogno, giuro! Dopo mesi di lavoro e studio, avevo bisogno di staccare da tutto e concedermi due ore di relax in mezzo a luci, suoni, profumi che infondessero tranquillità e benessere. Ecco perché ho scelto la SPA del Mercure Hotel di Olbia, che a 29.00€ nel week end propone due ore e mezza di paradiso.

Sauna finlandese a temperatura di 80° e bagno turco a 50° consentono un’azione disintossicante e depurativa.

Io mi sono letteralmente innamorata del Vitarium, una sauna umida alla temperatura di 50° con un armonioso gioco di luci colorate, di essenze e di musica che riesce ad apportare un gran beneficio a mente e corpo (stanza verde a sinistra nella foto).

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La piccola piscina di acqua fredda nell’atrio del percorso benessere è finalizzata per rinvigorire la mente e il corpo dopo il caldo delle saune. Sinceramente ho preferito non usufruirne… sarei potuta uscire dalla spa con una febbre da cavallo! XD

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Fantastiche, invece, le docce emozionali e cromo-terapiche dove l’alternanza tra acqua calda e fredda legata ai profumi delle essenze oleose che scendevano con essa sono un vero cocktail di benessere, soprattutto per la cervicale.

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Meravigliosa la piscina riscaldata a 32° con percorsi idromassaggio e cascate che consentono di rinvigorire il corpo. Comode e divertenti anche i lettini idromassaggio che mettono in moto la microcircolazione.

Non posso assolutamente non consigliarvi questo luogo, nel quale a fine percorso, io e la mia amica abbiamo deciso di approfittare della sala relax con tisane drenanti, ottime per espellere i radicali liberi.

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Spero che questo post vi sia piaciuto e, in caso di indecisione, vi sproni a dedicare del tempo per voi in questo o un altro centro benessere a vostra scelta! Febbraio è il mese dell’amore, ma noi donne AMIAMOCI tutto l’anno!

See you soon babies!

Maria Antonietta Azara

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